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In approvazione una legge che permetta l’accesso a conversazioni protette

Da una parte le aziende decise a garantire massima privacy alle aziende, dall’altra la politica e il mantenimento dell’ordine pubblico. È guerra in Australia tra partiti e social network. Maggioranza e opposizione si sono accordate per approvare una legge tale da consentire a polizia e servizi segreti l’accesso alle chat criptate di programmi come WhatsApp e iMessage.

Apple e Facebook

Finora, grazie alla tecnologia end-to-end, Apple e Facebook hanno garantito che i messaggi fossero visibili soltanto al mittente e al destinatario; a nessun altro a parte loro, nemmeno alle società stesse. Sia Tim Cook che Mark Zuckerberg, CEO delle due società, hanno trasformato questa sicurezza in un cavallo di battaglia, volendo a ogni costo dimostrare l’attenzione alla privacy degli utenti. Tuttavia, per le ragioni più svariate, spesso le autorità hanno chiesto a questi giganti della tecnologia di trasgredire alla regola.

La legge australiana, che dovrebbe essere approvata questa settimana, riaccende il mai placato dibattito sul confine tra privacy e pubblica sicurezza con le nuove tecnologie. È giusto che i clienti si giovino della crittografia resa disponibile dalle nuove tecnologie in molte applicazioni? E ancora: è compito dei governi o delle aziende proteggere la privacy delle persone?

Possibili conseguenze

La novità introdotta dall’Australia potrebbe rappresentare un precedente tale da scatenare una rivoluzione. Le società sarebbero tenute a decrittare i messaggi, o addirittura a sviluppare programmi specifici per permettere alla polizia di compiere indagini. Naturalmente, una conseguenza potrebbe essere l’abbandono da parte delle grandi aziende di tecnologia del mercato australiano, che risulterebbe troppo ostile e sfavorevole. Ma la politica sembra non averne paura.

Secondo il primo ministro Scott Morrison, la nuova legge si rivelerà utile a evitare eventuali attacchi terroristici e renderà giustizia alla polizia, negli ultimi anni limitata proprio dalla crittografia nell’esercizio delle sue funzioni. D’altro canto, alcuni giuristi ed esperti si esprimono in maniera più critica, affermando che la legge sia scritta male e proprio per questo potrebbe minacciare la sicurezza informatica australiana. Apple, in alcune dichiarazioni rilasciate lo scorso ottobre, ha confermato questa ipotesi.