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Una ricerca dagli Stati Uniti evidenzia come l’utilizzo di automobili senza chiavi avrebbe causato negli ultimi dodici anni quasi trenta morti e quarantacinque feriti. La questione centrale a questo punto è: se l’alta tecnologia diventa un pericolo, qual è il ruolo dell’uomo e la responsabilità nei suoi confronti?

Non sarebbe il primo caso di un avanzamento tecnico o tecnologico capace di creare dei problemi tali da metterne in discussione la sua stessa esistenza. D’altronde anche la scissione atomica nacque con presupposti assai diversi rispetto alle sue conseguenze, consistenti nella creazione della più potente bomba mai immaginata dall’uomo; oppure i grandi impianti industriali, creati per dare lavoro e spinta produttiva e finiti per uccidere migliaia di persone per effetto di malattie incurabili da loro stessi causate.

Le auto senza chiavi uccidono?

Rimanendo su un terreno molto più immediato, e naturalmente su numeri più modesti, vale la pena citare una ricerca pubblicata in questi giorni dal quotidiano americano New York Times secondo la quale le automobili cosiddette “keyless” (ovvero quelle che si avviano premendo un pulsante, e non attraverso il tradizionale “giro di chiave”) sarebbero responsabili di decine di morti dal momento della loro diffusione più massiccia, che risale più o meno a partire dal 2006.

Secondo la ricerca il bollettino sarebbe poco tranquillizzante: ben ventotto morti e quarantacinque feriti in dodici anni. All’origine delle morti, sempre lo stesso curioso eppure letale incidente: il guidatore parcheggia e chiude l’automobile in garage (che molto spesso, nelle case americane, si trova all’interno dell’abitazione) ma dimentica di premere il tasto Stop, per spegnere definitivamente la macchina. Il motore quindi rimane accesso, al minimo e senza fare particolari rumori, non destando sospetti. Ma il gas continua a fuoriuscire, riempiendo prima il garage e poi la casa di monossido di carbonio e causando morti assurde eppure ormai tanto rilevanti da fare statistica.

Soffocati dai gas di scarico, i casi più eclatanti

È quello che è accaduto all’anziano Fred Schaub, che aveva parcheggiato la sua Toyota Rav4 nel garage, credendo probabilmente di averla spenta. Il suo corpo è stato ritrovato trenta ore dopo, senza vita, mentre in quell’arco di tempo la quantità di gas accumulatasi nell’ambiente era diventata trenta volte superiore a quella che avrebbe potuto sopportare qualsiasi essere umano. Predisposizione fisica diversa, una soglia di attenzione forse maggiore, eppure non è bastato a Fred Timothy Maddock e Chasity Glisson, che nel 2010 hanno perso i sensi nel bagno di casa, non appena hanno provato a muoversi dalla stanza da letto per capire come mai l’aria stesse diventando così “pesante”. Il ragazzo, alla fine, riuscì a salvarsi, ma ancora oggi sconta il dazio di quella distrazione che gli è costata una gravissima lesione celebrale con la quale tuttora convive. Nulla da fare invece per la bella Chasity, morta sul colpo.

La legge intervenga

In effetti in America, già da qualche tempo, c’è chi chiede che venga istituita una legislazione ad hoc per regolare la questione e provare a limitare il fenomeno. Le leggi attuali non prevedono infatti standard univoci e ogni casa automobilistica (come succede in paesi differenti) è libera di regolarsi come meglio crede rispetto al tipo di avvertimento che andrebbe dato a chi siede al volante. Alcune vetture segnalano il non spegnimento del motore con una spia elettrica, altre con un messaggio visuale, tutte misure comunque non obbligatorie, ma che considerando il numero di incidenti non sembrano essere abbastanza.

Tra sviluppo tecnologico ed esigenza di sicurezza

Resta da chiedersi a questo punto quale sia la cosa più sensata da fare. Qualcuno, soprattutto tra i familiari delle vittime, chiede il ritiro immediato dal mercato delle vetture senza chiave. È evidente però che arrestare il progresso in questo modo (in questo caso, ma soprattutto in senso generale) sarebbe un limite per una società che fa dell’alta tecnologia uno dei suoi punti chiave per la risoluzione di tante questioni, reali o effimere che siano. Il compromesso, tuttavia, tra lo sviluppo tecnologico continuo e la necessità di sicurezza è un elemento indispensabile per il vivere del futuro, per non lasciare che il desiderio continuo e naturale dell’uomo di andare oltre le Colonne d’Ercole diventi una minaccia per la sua stessa esistenza. Riusciremmo a vincere questa grande sfida che ci attende nei prossimi anni?