Le complicazioni come fonte di opportunità
adv

Per non essere inopportuni nell’efficacia, o efficaci in un contesto inadeguato, è necessario percepire la realtà di fatti e cose. Le complicazioni possono rivelarsi, a volte, una risorsa

Antonio Ghirelli, indimenticato “Maestro” del giornalismo, affermava che “sugli usi, costumi e tradizioni dei popoli non è lecito discutere”.

In effetti, spesso, accade che il comportamento di ciascuno connoti un qualunquismo esasperante; invece di tranquillizzare e garantire, con appropriato linguaggio e indispensabili competenze, si tende all’esasperazione di situazioni già intrise di inquietudini generali.

E’ come mettere in atto un business sontuoso: l’impresario ci guadagna e gli attori si prestano senza nessun tornaconto. Anzi, ci mettono anima, cuore e passione al punto di farsi coinvolgere in una sceneggiatura che non li vede mai protagonisti.

Sulla natura dei popoli

Deve essere un fatto connaturato e atavico; intanto domani è un giorno nuovo e il popolo dovrà continuare ad arrangiarsi; destreggiarsi tra strade rattoppate e cantieri aperti; tra illegalità che ne limita la libertà ed egemonizzazione del territorio da parte di ungitori di negatività.

Ci sono tanti modi per affrontare una situazione, ma non mi piace espandere ansie ed apprensioni. E neppure mi piace seguire passivamente il detto secondo cui “Zi’ pre’ ‘o cappiello va stuorto. Statte zitto, accussì ha dda jì!”

All’eco di informazioni pretestuose e di notizie allarmanti, preferisco un sommesso silenzio.

Tuttavia non si può tacere ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma lo solita fiera dell’ovvio non è tollerabile. Folco Quilici dichiarò, una volta, che la battaglia contro l’ignoranza e la violenza non è perduta; e credo che dobbiamo essere i primi fautori di tale assunto.

Gestire l’ansia non è cosa semplice, specialmente quando, tale “disturbo”, esercita effetti a catena, coinvolgendo amici, conoscenti, parenti e la propria famiglia.

Le complicazioni come risorsa

La sofferenza per il disagio vissuto può anche non essere palpabile e, di conseguenza, la “pezza” da adoperare per il “rattoppo”, risultare un incentivo della  problematica.

Dobbiamo essere positivi, il confronto giornaliero con l’esterno deve essere positivo, le relazioni sociali non possono inficiarsi con deleteri convincimenti; l’ansia non è uno stato fisico, ma mentale e, soprattutto, non è possibile contrastarla con la ragione,  ma con un rassicurante comportamento, tendente a coinvolgere positivamente e concretamente il prossimo.

Azzurro..

Insomma, come sovente mi capita ripetere, pensare a colori e non in bianco e nero. Fosse anche per il solo aspetto calcistico. L’Azzurro – pur connotato come colore freddo – è il colore del cielo sereno.

Azzurro è il titolo di un brano famosissimo di Vito Pallavicini (grande e compianto paroliere), con la musica di Paolo Conte e la magistrale interpretazione di Adriano Celentano.

Azzurro è spesso assimilato al blu e blu è il colore del mare, ma Azzurro resta il colore dello stesso mare nelle vicinanze delle coste; Azzurro è il colore della “seconda pelle” di Re Diego.

Non bisogna mai rinunciare alla speranza, non si deve e non si può.

Il momento buio passerà e dobbiamo essere positivi, tutto si risolverà per il meglio.

Seguire i consigli della Scienza è basilare, ma percepire i toni politici  in maniera errata sarebbe deleterio.

Divieti, chiusure, restrizioni, limitazioni, contenimenti,  devono essere intesi solo ed esclusivamente come indicazioni atte a preservare la salute della Comunità; il “Bene Comune” non si inventa, lo si difende.

La preoccupazione, l’ansia,  l’agitazione non comportano sintomi, ma necessitano di serenità ed è necessario che la calma sia “trasmessa”, non è possibile inviarla a domicilio.

Continuare ad essere se stessi è il basilare principio; le precauzioni sono un conto, le esagerazioni un altro.

Facciamo finta di essere su una salita, ma facciamo in modo da essere convinti che una volta in cima troveremo, certamente, la discesa.

Pazienza, ma senza crearci complicazioni e che il problema si tramuti in un’opportunità: pensieri senza patemi.

Di pensieri ci nutriamo ed i patemi non danno sostentamento; bastano ed avanzano già quelli che connaturano, di per sé, la nostra esistenza.