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Le intuizioni di un’accorta azienda

In un contesto si stasi emergenziale, efficaci iniziative sono state intraprese dalla “PSB CONSULTING” per sviluppare, senza incorrere in eccessive stasi operative, innovative fasi di sviluppo, per la formazione delle risorse aziendali.
L’attenzione, che la Famiglia Santillo ha sempre riposto – in oltre vent’anni di attività – nella sinergia atta ad offrire professionalità e consulenze, basate su competenze di spessore, per offrire i più alti livelli di servizi, è incentrata – in questo frangente – nel connotare lo staff di sempre maggiori capacità.
Interessanti performance sono state realizzate, proprio grazie alle competenze di risorse interne; dall’analizzare le tipologie di linguaggio, spaziando da Paul Watzlawick a Johari – con il celebre “schema della finestra” (sapere e non dire, sapere e dire, non sapere e non dire, non sapere e dire) – passando per Thomas Gordon, con l’ascolto attivo, per poi approdare ad altre interessanti tematiche, circa il sentire e l’ascoltare.

Comunicare per prevenire

E’ evidente che un ulteriore aspetto della comunicazione  – e credo che tutti possiamo convenire – possa trovare collocazione  nell’illustrazione della fenomenologia afferente alla prevenzione.
Credo, soprattutto alla luce dell’attuale realtà, possa essere sentita esigenza dell’intero contesto in cui viviamo.
La protezione, la precauzione e la salvaguardia, sotto molteplici aspetti che appaiono di assoluto rilievo.
Il concetto di prevenzione – ad esempio –  è valido in diverse tipologie di azioni finalizzate, in maniera concreta e possibile, a riduzione di rischi afferenti agli ambiti di applicazione.

Prevenire significa ridurre i rischi che apporterebbero danni all’incolumità di persone, animali, strutture e infrastrutture.
Un sentito auspicio sarebbe quello di estendere ai Comuni il coinvolgimento nella responsabilità ambientale, così come nella direttiva europea del 2004 che sancisce il “chi inquina paga”.
Nel caso in esame si potrebbe parlare di “chi non previene si esclude”.
Tale “fotografia della situazione” sarebbe, senza dubbio, soggetta ad una appropriata comunicazione, con un’adeguata divulgazione.

La conoscenza tramite la comunicazione

Per poter prevenire è necessario conoscere e, in verità, non è affare che può essere demandato alla politica.
In Italia abbiamo l’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che profonde il proprio impegno anche nello studio di tecniche antisismiche. In sinergia con il Consiglio Nazionale  Geologi, che ha già elaborato una mappatura relativa alla microzonazione sismica, è auspicabile un’azione che determini, finalmente, cognizioni e consapevolezze, finalizzate a fissare quali strumenti devono essere utilizzati al meglio per iniziare, almeno, a inquadrare le soluzioni da perseguire.
Il sisma di media intensità, ma distruttivo, appare un evento sempre meno inatteso e non è più ammissibile percepire il problema in modo “fatalistico”.
Altro fattore da tenere in primaria considerazione è l’informazione. Forse perché non essendo argomento da poter sciorinare in momento elettorale, tale discorso non è assolutamente appannaggio di memoria sociale. Si deve fare molto di più. Non è un problema politico, ma nazionale.
Ventidue milioni di italiani risiedono, infatti, in zone classificate ad alto rischio sismico e quasi tre milioni in aree classificate ad elevatissimo rischio sismico.
Negli ultimi vent’anni  il terremoto di Colforito, quello di San Giuliano di Puglia, quello dell’Aquila e Casamicciola ad agosto 2017: la zonazione sismica e la normativa edilizia sono state migliorate, ma a livello di interventi concreti si è fatto veramente poco; altrettanto carente è apparsa la comunicazione che pure, in determinati casi, dovrebbe assumere le fattezze di un’arma eccezionale.
Oggi, in Giappone un terremoto di magnitudo 6.0 in molte aree metropolitane densamente abitate (come a Kobe, ad esempio) non solo non provoca crolli ma fa anche pochissimi feriti. Eppure, solo poco più di vent’anni fa, la stessa Kobe fu distrutta da un terremoto di magnitudo vicina al 7,0.
Mutatis mutandis, sviluppare nella preoccupante attualità, un discorso simile potrebbe essere utile per il prosieguo.

La comunicazione,  megafono per la sicurezza

Ad esempio, per mera tipologia di analogia, qui di seguito, la nota del Presidente della Repubblica, in occasione della 69^ edizione della Giornata per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, tenutasi a Palermo (e in tutta Italia) il 13 ottobre del 2019.
“La sicurezza di chi lavora è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte. Le istituzioni e la comunità nel suo insieme devono saper reagire con determinazione e responsabilità”.
“Sono stati compiuti importanti passi in avanti nella legislazione, nella coscienza comune, nell’organizzazione stessa del lavoro. Ma tanto resta da fare per colmare lacune, per contrastare inerzie e illegalità, per sconfiggere opportunismi. Serve un’azione continua, rigorosa, di prevenzione. L’applicazione e il rispetto delle norme va accompagnata a una corretta attività di vigilanza cui devono essere assicurate le risorse necessarie”
“Iniziative come quelle che si promuovono oggi in tutto il Territorio Nazionale accrescono la consapevolezza del valore della formazione. Tutti, dai dirigenti dell’impresa ai singoli lavoratori, sono chiamati a prestare la giusta attenzione al rispetto delle norme e degli standard più avanzati e l’impegno comune è condizione per raggiungere il traguardo di una maggiore sicurezza”.
Appare intuitivo come nuove iniziative imprenditoriali, se operano in un ambito di collaudata e provata progettualità, non possono sfuggire ad una strategia innovativa,  foriera di ulteriore sviluppo,  che  ne traccia  prospettive e opportunità.

Diramare idee e riflessioni, una possibile innovazione dell’abilità comunicativa

L’ampliamento della platea degli utilizzatori digitali incentiva,  in maniera sempre maggiore, la diffusione di servizi on line, sia nel settore pubblico che in quello privato e il conseguente incremento di nuove tecnologie, incentrate sulla condivisione di informazioni e conoscenze, delinea il settore di grande opportunità di estensione di competenze e professionalità, sempre più necessarie per il relativo mercato occupazionale.
E’, in sintesi, una continua evoluzione dell’educazione all’innovazione che, ormai, investe, da tempo, anche l’ambito scolastico sin dai primi anni.
David Gauntlett, un sociologo britannico  tra i più autorevoli  della materia, descrive efficacemente questo passaggio da una cultura del “mettiti comodo e ascolta” a una del  “fare e creare”.
A tal proposito non appare fuori contesto  citare Andrea Granelli.  Il fondatore di “Kanso” (dal giapponese semplicità, essenzialità), società di  consulenza direzionale che si occupa di innovazione e gestione di cambiamento. L’idea di base di Kanso è che l’innovazione rappresenta oggi, per aziende e istituzioni, una leva competitiva fondamentale, il cui sfruttamento richiede competenze e strumenti appropriati e la cui naturale ricaduta è un ampio processo trasformativo.
Resta inequivocabile che il mercato tende sempre ad estendersi in modo complessivo e totale, non bisogna, pertanto,  assolutamente lasciare in secondo piano l’importanza del patrimonio culturale, fonte primaria, atta a nutrire il rinnovamento economico per le immani fortune artistiche di cui dispone il Paese, soprattutto in chiave di promozione ed esportazione.
E’ opinione diffusa e condivisa come il potenziamento del settore in argomento è ritenuto strategico per il rilancio economico dell’Italia.
Non mi pare assolutamente secondario – quindi – proporre, agevolare e compulsare, per ogni celere e lecita definizione degli iter burocratici, senza indugio, nella Regione Campania,  la costituzione di un tavolo di crisi del settore Turismo con l’affiliazione dell’unità operativa afferente al comparto digitale.
E’, forse, l’esempio lampante della peculiare importanza della comunicazione; trovare il giusto adattamento per collocare su un giusto binario – se ritenuta utile la riflessione – la percezione del problema suscitandone, di conseguenza, l’attenzione e infine il voler ascoltarne l’idea propositiva.