Il Martirio di Sant'Orsola
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La tecnologia impiegata per lo studio delle grandi opere d’arte: a Napoli gli studi sul lavoro di Caravaggio

Grazie all’impiego ed all’utilizzo delle ultime tecnologie è possibile indagare anche le tecniche di pittura dei grandi maestri dell’arte, tra cui Caravaggio.

“The beauty of imaging” a Città della Scienza

In questi giorni, è stato tenuto a Napoli un convegno, promosso dalla Fondazione Bracco, che ha radunato i massimi rappresentanti di storia dell’arte per confrontarsi sull’utilizzo delle nuove tecnologie per lo studio dei capolavori dei grandi maestri. Gli studi sono condotti a livello internazionale e tra gli altri spuntano i nomi di Rossella Vodret, la curatrice della mostra su Caravaggio organizzata a Milano l’anno scorso, e Roberto Montanari, professore dell’Università Suor Orsola Benincasa, responsabile del Centro Scienza Nuova. In particolare, è stata concentrata l’attenzione sull’analisi dell’ultima straordinaria opera di Caravaggio “Il Martirio di Sant’Orsola” attraverso l’utilizzo dell’eye tracking.

L’evento, organizzato a Città della Scienza, continua fino al 6 gennaio con la mostra, intitolata “The beauty of imaging” aperta a tutti.

Che cos’è l’eye tracking?

È stato, tra l’altro, proprio Montanari a condurre un’interessantissima ricerca volta a capire se i grandi artisti utilizzavano delle modalità o schemi prestabiliti per attirare l’attenzione di coloro che ammiravano i loro lavori. Questo fenomeno è chiamato eye tracking e si propone di rilevare i movimenti dell’occhio umano che sta guardando un’opera d’arte. Questo schema è emerso, grazie alle ricerche di Montanari, proprio nello studio iniziale delle “Sette Opere di Misericordia” di Caravaggio: infatti, il grande artista ha utilizzato degli elementi di stabilità che conducono l’osservatore a guardare l’opera esattamente nel modo in cui voleva l’artista stesso.

Lo studio de “Il Martirio di Sant’Orsola”

La stessa tecnica, come spiegato da Rossella Vodret, è stata utilizzata per analizzare un altro grande capolavoro del maestro Caravaggio “Il Martirio di Sant’Orsola”, custodito a Napoli. Secondo quanto emerso dalla ricerca, sembra che Caravaggio iniziasse a dipingere in modo tradizionale per poi passare ad una preparazione scura per le parti in ombra ed in ultimo dipingeva le parti in chiaro. Nell’opera, le figure sono tratteggiate utilizzando pochissime pennellate e non rappresentandole nella loro interezza.

L’effetto ottenuto, infatti è che nel dipinto le figure sembrano essere quasi completamente inghiottite dall’ombra.

I prossimi obiettivi

La Vodret ha, inoltre, sottolineato che il prossimo obiettivo è di analizzare le “Sette opere di Misericordia” attraverso l’utilizzo di queste nuove tecnologie per poter avere un’idea più chiara sulle tecniche usate dal grande maestro. Infatti, lo scopo ultimo è di condurre analisi dettagliate su tutte le opere del grande pittore per poter così ricostruire la sua visione della realtà, poi trasportata in tela.