L’eternità digitale dello screenshot, valori e conseguenze di un semplice click.

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screenshot valori legali
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La cattura del fermo immagine, l’istantanea di uno schermo, lo screen capture ed anche il più amichevole screencap sono solamente alcune delle differenti vesti del medesimo e famoso personaggio: lo screenshot.

Tutto quel che può essere visualizzato in un particolare istante su di un determinato schermo, che sia un monitor, un televisore o lo stesso smartphone, può, rientrare, infatti, in tale definizione e rappresentare a pieno titolo la nuova e moderna categoria di videata. L’evoluzione ai massimi livelli del caro antenato stampa-schermo è, ormai, rientrato a far parte della vita di tutti i giorni; da pratica informatica a linguaggio comune.

Ebbene sì, linguaggio comune, perché al giorno d’oggi, la comunicazione avviene, per lo più, su canale digitale e tramite “video”. Che si voglia veicolare un’informazione, testimoniarla con sostenuta veridicità, o nei peggiori casi, reclamarla e rivendicarla come parola infranta e disatteso accordo, poco conta, lo screen è l’unico mezzo necessario.

Ma scattare screenshot, e soprattutto, pubblicarli, postarli, o meglio ancora, condividerli… è legale?

Gli aspetti legati alla condivisione di screenshot sono molteplici, abbastanza controversi, oltre che particolarmente interessanti. In altre parole, tutti ancora da scoprire.

Scattare uno screenshot per “immortalare” in una manciata di pixel un determinato messaggio, che sia per dimostrare agli altri una determinata affermazione, che sia per provare una particolare conversazione o per divulgare una segretissima confidenza… poco cambia! Ormai lo screen, almeno nel linguaggio comune, è sinonimo di prova inconfutabile e assoluta.

La cosiddetta videata, ovvero, la cattura di una porzione di schermo racchiusa nel termine screenshot è, ormai, una pratica ampiamente diffusa! Quel che una volta poteva esser dimostrato e assicurato attraverso giuramenti e solenni promesse oggi è, infatti, comprovato e confermato con pochi e semplici click.

Ma vediamo la differenza, la valenza della videata condivisa in un gruppo di amici ha medesimo valore tra le aule di un tribunale? È legale? Si può contestare?

Per comprendere, tuttavia, la controversa questione bisogna, anzitutto, fare luce su determinate regole.

Ad esempio; se la cattura della frase “incriminata” è avvenuta tramite social, vale a dire, tra gli spazi di condivisione prettamente pubblici, la videata ha valore e non può essere né contestata né denunciata. Gli utenti che spesso si iscrivono ai social accettano, infatti, e forse senza neanche saperlo, la possibilità che quanto detto possa essere poi condiviso anche dagli altri utenti e persistere nel web anche dopo un’eventuale cancellazione di account.

Se la videata riguarda, invece, una schermata di una conversazione privata; come ad esempio Whatsapp, in effetti, le cose iniziando un po’ a cambiare. Le conversazioni private hanno, infatti, la stessa valenza di una corrispondenza cartacea, di conseguenza, la violazione di tali informazioni risulta reato a tutti gli effetti. Se si condivide un messaggio ricevuto senza alcuna autorizzazione e soprattutto se nell’area di cattura risulta visibile il recapito del mittente, di conseguenza, la violazione di privacy, oltre che di legge, è servita!

Violazione di privacy, violazione di trattamento dati personali, violazione del Codice della Privacy e chi più ne ha più ne metta. Se da un lato, la cattura dello schermo, può servire però ad accusare e denunciare, dall’altro, lo screenshot può anche agevolare un certo grado di tutela personale.

Lo screenshot, anche se non annoverato tra l’elenco di prove ufficiali e se non contestato dall’avversario, potrebbe, infatti, costituire prova effettiva in quanto riproduzione meccanica prevista dal Codice Civile. Ed anche se tecnicamente lo screenshot non possiede alcun valore di prova innato attraverso alcuni procedimenti e piccoli accorgimenti si potrebbe conferirgli pieno valore legale.

In ambito penale, ad esempio, lo screenshot potrebbe costituire un valido allegato oltre che un fido alleato.

Quando si presenta una querela o una denuncia per, ad esempio, un post diffamatorio pubblicato su di una qualche piattaforma social si dà modo ai Carabinieri o alla Polizia di Stato di riconoscere la veridicità e la corrispondenza tra quanto stampato e quanto effettivamente visionabile sullo schermo.

Innescando, così, una sorta di autenticazione dello scatto, il carabiniere o il poliziotto potrebbe, inoltre, esser coinvolto, come testimone ed esser convocato a riferire quanto effettivamente constatato. Altra ipotesi sarebbe quella di ottenere un’autenticazione dello scatto mediante notaio o, invece, nei casi estremi richiedere la verifica ad un amico disposto a fungere da testimone per un eventuale processo.

Medesimo discorso per la tanto nuova quanto diffusa, soprattutto tra teenager, applicazione Snapchat! Realizzare screenshot mediante quest’applicazione e condividerli è talmente illegale da causare addirittura la citazione in giudizio per aver infranto, oltretutto, la legge sul copyright e, dunque, sulla proprietà di diritti. Nel caso in cui l’immagine possa contenere al suo interno, addirittura, riferimenti di natura sessuale si rischierebbe di incorrere, tra le altre cose, anche a due anni di reclusione (Sezione 33 della Criminal Justice and Courts Act 2015).

La notifica di screenshot del contenuto al suo stesso autore è, infatti, solamente il primo passo di una lunga serie di provvedimenti ed anche il primo di una fitta rete di conseguenze che andranno, dunque, ad innescarsi per la violazione di tale materiale.

Quel che poteva sembrare una realtà tutelata da una condivisione garantita per un massimo di 10 secondi si rivela, dunque, estremamente fallace e dimostra, a sua volta, la spiccata labilità dei confini della privacy in tutta la loro essenza.

Lo Screenshot consegna tutto, inevitabilmente, all’eternità digitale.

Serena Giorgio è nata a Napoli nel 1986. Laureata alla Facoltà di Antropologia con 110 e lode e Giornalista Pubblicista regolarmente iscritta all’Ordine, vanta numerose collaborazioni con quotidiani, testate online ed emittenti televisive fondamentali per il panorama giornalistico partenopeo e campano. Scrittura, Video Editing, Letteratura ed Enogastronomia sono soltanto alcune delle sue intense passioni; vere e proprie storie d’amore che hanno rispecchiato a pieno la sua formazione, le sue specializzazioni e le sue attività lavorative. Autrice di numerosi testi e trattati circa la Storia della Musica e l’Antropologia dell’Alimentazione; Serena ha curato anche numerose attività di produzione e post produzione per importanti docu-fiction di carattere nazionale. Un saggio aforisma sostiene “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Per sillogismo aristotelico, dunque, Serena non lavora... Serena ama.