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Ci sono notevoli differenze nella modalità di lettura canonica e digitale, soprattutto per i soggetti con DSA e specialmente per i dislessici

La lettura online, negli ultimi tempi, è sempre più diffusa, soprattutto all’interno dei contesti scolastici per i ragazzi con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)

La lettura in rete

Quando si parla di lettura in rete, non si può non far riferimento alla teorizzazione ipertestuale in rete di Nelson.

L’obiettivo dell’autore, infatti, era quello di creare una modalità di lettura che fosse assolutamente non sequenziale, aumentata ed anche infinita. In questo modo, tra l’altro, Nelson aveva così anticipato l’analisi dei pro e dei contro della lettura online.

Di certo, all’epoca del progetto, nessuno si aspettava gli attuali risultati cui siamo poi successivamente andati incontro, ma Nelson sapeva che la lettura sullo schermo sarebbe stata la modalità del domani.

Quali sono le differenze tra lettura online e quella cartacea?

Le due modalità di lettura, quella online e quella cartacea, non sono però la stessa cosa e non implicano più le stesse operazioni. Innanzitutto, la lettura cartacea implica la presenza del limite della pagina, dunque confini; è chiaro che, invece, questi ultimi sono del tutto assenti sugli schermi online.

Nel processo di scrittura stesso, in modalità analogica ci sono due interlocutori, ossia l’autore ed il lettore; nella lettura digitale, invece, vengono utilizzate due strutture: una profonda, che è destinata ai motori di ricerca e dunque alla rete (la scrittura SEO) ed una superficiale, rivolta al lettore. Quindi da una relazione a due, si è passati ad una struttura triangolare molto più articolata.

Sebbene il processo di lettura sia per sua natura molto complesso, quando si approccia ad un testo online la difficoltà aumenta ancora di più, in quanto bisogna anche valutare se il testo sia effettivamente valido. Per cui, si aggiunge un’altra operazione, cioè quella della valutazione.

L’importanza della lettura online per i soggetti con DSA

Se per la maggior parte di noi risulta evidente che più leggiamo e più impariamo a leggere, questa verità non vale per le persone affette da DSA, in particolare da dislessia.

Le persone che soffrono di quest’ultimo disturbo, durante la lettura, rimangono bloccate al processo di decodifica dell’informazione, senza mai riuscire ad accedere agli aspetti piacevoli della lettura stessa. Infatti, soprattutto i lettori esperti impiegano pochissimo tempo nel decodificare ciò che leggono, accedendo facilmente alla parte più piacevole: interpretare, dare vita a supposizioni, cogliere metafore, fare inferenze e così via.

La lettura online, dunque, per i dislessici risulta essere più facile in quanto il contenuto è maggiormente accessibile. Nella maggior parte dei casi il testo è breve, sono evidenziate (o in grassetto o con gli hasthtag) le parole chiave e nella maggior parte dei casi presenta commenti al di sotto, che portano diverse interpretazioni, integrabili alle proprie.

Anche visivamente, il testo online sembra essere più simile ad una lista, elemento che facilita ancora di più il processo di lettura, che, per l’appunto, risulta più leggibile e scorrevole. In questo modo, vengono facilitati i processi di connessione tra significanti e comprensione.

Nella stessa operazione di ricerca la procedura viene semplificata: basta inserire la parola chiave oggetto di interesse e su tutti i motori di ricerca appaiono titoli, Url e brevi descrizioni di quanto riportato all’interno della pagina. Tutto questo facilita notevolmente lo spreco energetico, che è un fattore assolutamente positivo per un lettore con DSA, che tende ad affaticarsi molto velocemente.

Anche sintatticamente, proprio per il modello SEO a cui abbiamo accennato precedentemente, la lettura online è più facile. I periodi, infatti, sono molto più semplici, ricchi di coordinate piuttosto che di subordinate.

 

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Lettura online, non solo benefici

Il rovescio della medaglia, però, è determinato dal fatto che la maggiore semplificazione degli ipertesti online può trasformarsi in un ipotesto, per lo più povero ed incompleto, il quale, piuttosto che potenziare connessioni e potenzialità, tende a tagliare eccessivamente.

L’estrema semplificazione, in alcuni casi, può anche compromettere la ricchezza stessa del linguaggio, impoverendo notevolmente le espressioni logiche ed espressive.

Certo, la sintesi, soprattutto per chi soffre di DSA, è un fattore assolutamente positivo, ma necessita anche di un attento processo di elaborazione. Infatti, non basta individuare la parola chiave, ma è necessario anche capire come questa è stata generata. Lo stesso Tweet, cioè la semplice parola, deve portare ad un discorso molto più ampio e complesso, espresso in maniera convincente e fluida.

Per questo motivo, in ogni caso, la lettura tradizionale non può in nessuno modo essere del tutto abbandonata, sebbene le problematiche ad essa connesse per chi ha diagnosi in DSA siano nettamente maggiori.

Lo stesso discorso vale per tutti gli altri lettori, che non possono assolutamente trascendere dalla ricchezza e dalla complessità della scrittura canonica.