L’evoluzione dell’Università italiana: big data sempre più protagonisti

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big data e università

La crescente richiesta di preparazione nel “digitale” da parte delle aziende sta necessariamente influendo sull’offerta formativa delle università italiane. Inevitabilmente, gli atenei si adeguano e aggiornano i profili in preparazione proprio in base alla richiesta del mercato.

Molti dei profili legati all’industria 4.0, dai big data all’internet delle cose, sono già da tempo al centro di determinati insegnamenti. Il trend dunque, è quello di un rafforzamento dell’informatica, direttamente collegata alla gestione e al trattamento dei dati. È in questo contesto che si innesta la collaborazione tra il Politecnico di Milano e Saipem, che hanno deciso di lavorare assieme per la ricerca.

“Per informatica abbiamo circa un migliaio di richieste di iscrizione ed è una delle aree di maggiore crescita”, le parole del rettore del Politecnico di Torino, Marco Gilli, riportate dal Sole 24 ore. “Per preparare queste figure – prosegue – servono competenze trasversali, sempre costruite però su solide fondamenta, conoscenze di base necessarie per gestire le tecnologie che cambiano”.

La scelta dell’università di Torino è stata quella di creare centri interdipartimentali, affidandosi però a corsi già esistenti. È record di richieste, però, anche in altre città italiane, come Milano e al Politecnico di Bari, che nel prossimo anno accademico avvierà una laurea magistrale in automation engineering in inglese.

Il profilo degli esperti di dati è stato avviato sostanzialmente dalla Sapienza di Roma, ma rapidamente sono stati diversi altri atenei a puntare sullo stesso percorso di studi, come ad esempio la Bicocca di Milano.

Proprio alla Bicocca è stato avviato in quest’anno accademico un corso di laurea magistrale biennale, con lo scopo di specializzare sia in informatica sia in statistica. Si muove anche la Luiss Guido Carli di Roma, che ha promosso un master in big data management che prenderà il via a marzo di quest’anno e un laurea triennale  in Data Science che prenderà il via a settembre con 40 posti a disposizione. Anche a Padova, l’analisi dei dati rappresenta il punto focale di una nuova laurea magistrale avviata proprio quest’anno con lo scopo di formare i nuovi data scientist.  “Un percorso interdisciplinare in cui crediamo l’Università debba dare un contributo – sottolinea Fabrizio Dughiero, prorettore al trasferimento tecnologico –  dove pensiamo che i numeri possano solo crescere.

Nel primo anno ci sono 30 studenti ma abbiamo voluto limitare il numero per tenere alta la qualità. In generale le nuove matricole di ingegneria sono più di 3800, il nostro record”. Padova registra la crescita anche per il percorso di meccatronica, arrivato a circa 100 unità, una via seguita anche dalla Liuc di Castellanza, con un master messo in piedi assieme alle aziende che ha un tasso di occupazione del 100%.

Industria 4.0: le università di Napoli e Venezia

L’Università Federico II di Napoli, invece, punta ad un percorso triennale sperimentale professionalizzante, con lo scopo di formare dei cosiddetti ingegneri “junior”, pronti ad essere immessi nel mercato del lavoro dell’industria 4.0. Nello stesso settore di sviluppo, si innesta l’area di ingegneria meccanica, dove è attivo un curriculum ad hoc in advanced manufacturing già dal precedente anno accademico. Come sottolinea il presidente della scuola politecnica Piero Salatino si tratta di una “idea sviluppata insieme al gruppo Ge per trattare temi chiave quali la prototipazione virtuale o la stampa 3D, percorso che vale la metà dei crediti dell’intera laurea”.

Da non dimenticare, infine, la città di Venezia, molto attenta ai temi 4.0 grazie anche ad una partnership con l’incubatore di start-up H-Farm. Presso l’Università Ca’ Foscari è infatti attivo un corso di laurea triennale in digital management: un percorso in lingua inglese che si occupa di temi come sicurezza informatica, e – commerce, gestione di sistemi informativi, start up e trasformazione in digitale delle imprese.