L’evoluzione tecnico-scientifica a favore del malato

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Parafrasando un vecchio film “Alla conquista dell’arto perduto”

Chi non ha sentito mai parlare di quello strano disturbo che affligge le persone sottoposte all’amputazione di un arto. Si tratta della “Sindrome dell’arto fantasma”.

Per molti anni si è ritenuto questo, un disturbo psichiatrico, ipotesi poi abbandonata nel tempo. Si è data poi una spiegazione di natura neurologica, anche se ormai è accertato che questi dolori, e la sensazione di percepire il tatto dell’arto amputato, possono essere provocati e addirittura aggravati da fattori psicologici, quali ansia, depressione e stress.

Con questa premessa è semplice ed emozionante immaginare cosa abbia provato la signora Almerina Mascarello, una donna italiana che ha accettato di sostituire la sua mano mancante con una mano bionica che le ha permesso di recuperare il tatto e che, dopo questo intervento clamoroso, è riuscita a riacquistare persino tutte le funzioni che aveva prima della perdita dell’arto.

Questa operazione è il frutto di 10 anni di lavoro e la collaborazione di diverse e specifiche professionalità scientifiche, non solo italiane ma anche di altri paesi europei. Non è il primo impianto del genere, è la quarta mano trapiantata ma la notizia sta nella sua unicità, questo impianto si differenzia dagli altri per due motivi: il primo è la dotazione di sensori sui polpastrelli e sul palmo della mano, grazie ai quali la paziente ha potuto eseguire una serie di movimenti, ma anche la possibilità di stabilire la forza della contrazione della mano, riconoscendo così la forma e la consistenza degli oggetti e riuscendo a distinguere quelli morbidi da quelli rigidi.

Il secondo motivo è stata la possibilità per la signora Almerina, di tenere per sei mesi gli elettrodi che, come nervi del proprio braccio, hanno simulato un ponte tra sistema nervoso e la mano artificiale. Questa operazione ha rappresentato quasi un record mondiale che permette, agli operatori tutti, di immaginare che il prossimo impianto potrà essere, addirittura, per tutta la vita.

La mano è corredata da uno zainetto con all’interno tutti i componenti necessari al suo funzionamento e con un peso totale di un chilo e mezzo. Come accennato in precedenza questa installazione è stata realizzata interamente in Italia ed impiantata da una equipe del Policlinico Gemelli di Roma guidata dal neurologo Paolo Maria Rossini, che dopo questo successo continua a lavorare per arrivare alla riduzione del peso e dell’ingombro della protesi. Il professore in una conferenza stampa ha spiegato il principio alla base del meccanismo definendolo “molto semplice”.

Quando si verifica un intervento d’amputazione dell’arto, nella parte che rimane attaccata al corpo rimangono i nervi che regolavano la parte amputata. Nel caso della mano, nel braccio rimangono tre grossi nervi, il nervo mediano, il nervo ulnare e nervo radiale.

Con un intervento chirurgico che si fa all’inizio della sperimentazione, degli elettrodi microscopici, della dimensione di un capello, vengono inseriti all’interno di questi nervi. Ognuno di questi elettrodi ha dei contatti attraverso i quali possono veicolare degli impulsi alle fibre dei nervi periferici del braccio.

Questi impulsi si fanno arrivare al cervello della persona seguendo delle vie naturali, perché se il nervo viene stimolato, l’impulso risale lungo le zone non coinvolte nell’amputazione. Quando questi elettrodi vengono collegati alla mano, attraverso un movimento di questa, gli impulsi elettrici raggiungono il cervello. Con un costante allenamento la persona interessata riconosce cosa sta toccando, che movimenti sta facendo e che forza sta producendo”

Quanto tempo è stato necessario per arrivare fino a qui.

Per raggiungere questo risultato il lavoro è stato tanto, basti pensare che la prima mano del genere fu impiantata circa dieci anni fa e pesava dieci volte più di quella attuale, era solo un prototipo da laboratorio e non poteva essere assolutamente impiantata per l’eccessivo peso, la mano usata per la signora Almerina, invece, pesa circa un chilo e mezzo.

Il lavoro è stato di equipe, tutta la parte tecnologica e di analisi dei segnali è stata sviluppata dal gruppo del Professor Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant’Anna e del Politecnico di Losanna, in Svizzera.

Lo stimolatore è stato preparato da ricercatori francesi ed i tecnici tedeschi hanno preparato gli elettrodi microscopici che devono essere sottili ma anche robusti per sostenere i movimenti giornalieri di una persona.

Per studiare la biocompatibilità, hanno lavorato gruppi di studiosi in Olanda e in Spagna, per avere la certezza che non ci fossero agenti tossici nella composizione dei materiali impiegati che portassero danni ai nervi.

I prossimi sviluppi, ridurre ulteriormente il peso e l’ingombro della mano

I prossimi sviluppi saranno due: effettuare un impianto di elettrodi fisso che possa quindi durare tutta la vita e miniaturizzare tutte le componenti che attualmente sono ancora all’esterno della mano.

La signora Almerina porta, infatti, uno zainetto sulle spalle che le permette di rendere indipendente la mano fornendole il giusto supporto per ogni attività; ma gli studiosi lavorano perché tutto ciò che è nello zainetto sarà poi nella mano, eliminando anche gli inestetismi odierni.

 Il rapporto tra la tecnologia e i medici nel prossimo futuro

In futuro è importante che i medici svolgano il proprio lavoro con sempre più competenza ma conoscere le basi delle tecnologie più importanti sarà utile per interagire con coloro che sono i tecnici puri. L’ interscambio, il lavoro in equipe multidisciplinare e Europeo sarà la chiave di volta nel futuro della conoscenza globale.

Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi