Libero Grassi e una strada a lui dedicata (Fonte Wikipedia)
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Il 29 agosto del 1991 la Mafia uccideva Libero Grassi, militante politico e imprenditore che non si era voluto piegare alla malavita

Libero Grassi è oramai un nome famoso per noi tutti, un’icona della lotta senza quartiere che l’intera Italia sana ha portato e continua a portare avanti contro la Mafia. Un imprenditore che rifiutava di pagare il pizzo, all’epoca, era una rarità. Basti pensare che il 4 aprile del 1991 un giudice di Catania, Luigi Russo, affermò che non era reato pagare i boss mafiosi per ottenere protezione.

Oggi, una simile decisione, farebbe scalpore. Ma chi era in realtà Grassi? Perché decise di opporsi alla Mafia?

La vita di un uomo Libero

Libero Grassi era nato a Catania il 19 luglio 1924. I genitori decisero di chiamarlo così in onore di Giacomo Matteotti. A 8 anni la famiglia Grassi si trasferì a Palermo. A causa dell’antifascismo che permeava questo ambiente, Libero si avvicinò sempre di più alle posizioni di Giustizia e Libertà prima e poi del Partito d’Azione durante la Seconda Guerra Mondiale. Per evitare di dover combattere quella che lui considerava una guerra criminale e ingiusta decide di entrare in seminario, da dove ne uscirà dopo la Liberazione.

Nel 1942 Libero Grassi aveva iniziato a studiare, a Roma, scienze politiche ma, successivamente, deciderà di studiare giurisprudenza a Palermo.

Nonostante Libero avesse deciso di entrare in diplomazia, dopo aver concluso gli studi decise di seguire le orme paterne in ambito commerciale.

La passione politica

In Grassi la passione politica fu sempre fortissima. Nel 1955 lui e la moglie, Pina Maisano, parteciparono alla formazione del Partito Radicale guidato dall’istrionico e indimenticabile Marco Pannella. A partire dal 1961, usciranno una serie di suoi articoli di carattere politico che si concretizzeranno nella sua militanza attiva nel PRI, il Partito Repubblicano Italiano.

La Mafia contro Libero Grassi

Insieme alla politica e alla famiglia l’altra grande passione politica di Libero Grassi era l’azienda di famiglia, la Sigma. Azienda che ben presto venne presa di mira da mafiosi che volevano il pizzo per l’eventuale protezione. Non solo Libero rifiutò di pagare ma decise anche di rendere pubblica la cosa sui media locali.

Sul Giornale di Sicilia, il 10 gennaio 1991, apparve una sua dichiarazione dove si poteva leggere: “Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”.

Per comprendere ancora meglio la sua posizione possiamo ricordare una frase che l’imprenditore siciliano disse al giornalista Michele Santoro in una celebre intervista: “Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinunzia alla mia dignità di imprenditore”.

La denuncia e la morte

Non solo Grassi denunciò gli estorsori facendoli finire in galera ma decise di rifiutare la scorta. Era un uomo coraggioso, un eroe lasciato solo nella più completa omertà.

Grazie a questa situazione i mafiosi, dei noti codardi, poterono uccidere il 29 agosto del 1991 alle 07 e 30 mentre Libero Grassi si stava recando, a piedi, a lavoro. Ci vollero quattro colpi di pistola per finirlo.

La sua morte portò alla formulazione della legge anti-racket 172, con l’istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime delle estorsioni.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.