nativi digitali2 (pixabay)
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Il cervello degli adolescenti è ancora in formazione, soprattutto nell’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. I pedagogisti chiedono ai genitori di mettere delle regole per aiutarli

Psicologi, pedagogisti ed educatori si pongono spesso una domanda, ossia, a che età è giusto dare i cellulari ai bambini? I pareri sono spesso contrastanti, poiché, essendo nati in un’epoca digitale (da ciò deriva proprio il termine Nativi Digitali), privarli di uno strumento di uso quotidiano potrebbe essere controproducente. Altri invece pensano che sia assolutamente giusto limitarne l’uso e stabilire delle regole. Chi ha ragione?

Questa è una discussione il cui tema è molto particolare, perché potrebbero essere portate argomentazioni valide da entrambe le posizioni, di conseguenza non è possibile dare una risposta univoca. È consigliabile riflettere in base alla propria situazione e, quindi, capire cosa può essere più adeguato per le proprie esigenze.

Il dibattito è nato in seguito alle parole del Papa dette al convegno di Piacenza verso i liceali – “il telefonino è una droga”. Al dibattito erano presenti anche mille esperti d’infanzia che hanno poi discusso sull’argomento al Centro psico-pedagogico fondato da Daniele Novara, 62 anni, pedagogista di frontiera, che non si stupisce di fronte a queste parole.

Il telefonino è una droga?

Secondo alcuni pedagogisti, tra cui Daniele Novara, il telefonino è da considerarsi una droga perché viene usato dai ragazzi, soprattutto tra i 11 e i 14 anni, per fare i videogiochi che sono la forma più pericolosa di dipendenza: devi partecipare nella logica del raggiungimento di un obiettivo. Non stacchi fino a che non arrivi al risultato, che cambia sempre e non è mai definitivo. Per questo non c’è nessun ragazzo che riesce a smettere da solo. Occorre una limitazione esterna.

nativi digitali (pixabay)
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Per limitazioni esterne si intendono i genitori che dovrebbero mettere delle regole per l’utilizzo di smartphone e tablet. Gli stessi, però, vedono questa cosa come una limitazione nei confronti dei figli, che utilizzano gli smartphone come una finestra sul mondo. Sbagliatissimo! Bisogna uscire, praticare sport, vedere amici…

Il consiglio sarebbe quello di dare questi dispositivi ad un’età ragionevole.

In prima media potrebbe risultare opportuno comprare un telefonino per le chiamate. Dalla terza media in poi, invece, uno smartphone, ma con delle regole: solo per un’ora. Gradualmente si può aumentare, ma senza superare il paio d’ore al giorno.

Un’altra cosa importante sarebbe limitarne drasticamente l’uso di sera, per evitare disturbi del sonno. A questo proposito è giusto che sia il padre a pattuire. Non perché la madre non ne sia capace, ma tende ad essere spesso più affettiva ed emotiva. Generalmente il padre ha una capacità maggiore di negoziazione. Ecco come funziona per l’uso dello smartphone: “di notte non lo puoi usare, a che ora me lo consegni?” Ergo, ti metto un paletto, poi negoziamo.

nativi digitali3 (pixabay)
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In conclusione, la tecnologia ha un potenziale enorme, ma, come ogni cosa, è importante capire in che modo usarlo bene. Il ruolo dell’adulto si concretizza nell’educazione alle nuove tecnologie, per favorire un uso corretto e responsabile. Ciò avviene attraverso l’esempio, e il rispetto delle tappe di sviluppo e l’insegnamento dell’autoregolazione nei bambini.

Un compito complesso, ma molto importante per educare ad un uso corretto della rete.