Covid-19 e la psicologia di massa
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Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19

Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema.

E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”.

Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura.

A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti.

Queste considerazioni non prive di amarezza permettono di fare i conti con la realtà delle cose, così si assiste alla veloce chiusura dei negozi, cinema, teatri, palestre, attività e uffici.

Nelle nuove condizioni di vita si è sicuramente più cauti, prudenti e forse responsabili, ma è certo che si è anche molto molto più tristi. Quest’emozione che finora è stata tenuta a bada dalla negazione e dalla rabbia ora si fa inesorabilmente strada nell’animo umano.

La città appare ferma come è fermo lo spirito di iniziativa, il silenzio è ovunque e contrasta con il frastuono interno causato dall’ansia, che come una batteria suonata all’impazzata non permette alla mente di riposare.

Il lutto della libertà

L’alternanza di questi sentimenti così forti e frustranti ricordano le fasi che si attraversano nell’elaborazione del lutto descritte dalla psichiatra E. Kubler-Ross nel 1981. Lutto in ambito psicologico è una parola che indica ogni tipo di perdita importante, reale, la morte di una persona cara, o fantasmatica, come la perdita del lavoro o di una condizione emotiva.

In effetti perché non potremmo paragonare quanto sta accadendo a un lutto esistenziale? Il dato di realtà che l’essere uomo è fragile non implica forse la perdita di una presunta onnipotenza? La permanenza forzata nelle case non è forse il lutto dell’autonomia e della libertà? Essere potenzialmente “attaccati” da ogni direzione non equivale a perdere lo spirito di intraprendenza?

La potenziale minaccia costituita dagli “altri”, amici, parenti, colleghi, che ci costringe alla solitudine, non è questo forse un lutto per la nostra parte sociale? Per non parlare degli innamorati, costretti a guardarsi dagli schermi dei cellulari, come non considerare questo un lutto dell’intimità?

Come Superman esposto alla criptonite si ritrova vulnerabile, l’uomo, l’essere più forte e intelligente tra tutte le specie esistenti in natura, così potente da deviare i corsi d’acqua, tagliare montagne, inventare impensabili macchine e prolungare la vita in alcuni casi anche oltre i 100 anni, improvvisamente si ricorda (o riscopre) di essere piccolo e fragile come un cucciolo di fronte all’esistenza di un’entità misteriosa poco più grande di un milionesimo di millimetro che è in grado di ucciderlo.

Un impatto così violento con la vulnerabilità può essere per molti una consapevolezza estremamente scioccante. Le malattie e il timore di ammalarsi costituiscono da sempre una delle più grandi paure dell’umanità perché risvegliano l’angoscia di morte.

Ma le nostre risorse sono strabilianti e così per sconfiggere la paura bisogna ridere come insegna la scuola di Hogwarts ai piccoli maghi. Canti e flashmobe dai balconi e ironici sketch fatti in casa, postati su Facebook aiutano a ritrovare il sorriso e a contenere la reazione depressiva per i primi giorni di forzato isolamento.

Rischio esaurimento psicologico

Ma quanto riusciremo a reggere in questa condizione di quarantena? Le risorse psicologiche sono numerose nell’uomo, ed escono fuori proprio nei momenti più critici, ma la deprivazione prolungata è la strada che conduce a una sofferenza psicologica certa.

La resistenza ha sempre un limite massimo, è importante che le autorità si rendano conto che se la quarantena dovesse prolungarsi troppo l’impatto sarebbe devastante dal punto di vista psicologico.

Mettere in auto carcerazione 60 milioni di persone rischia di provocare centinaia di migliaia di esaurimenti nervosi; un costo sociale insostenibile. Per questo è importante che si sviluppino sistemi selettivi per arginare il diffondersi dell’epidemia.

Per veder proseguire le altre fasi dell’elaborazione del lutto fino a ricostituire un nuovo equilibrio ci sarà ancora da attendere, intanto è bene allenare la propria resilienza e cercare quanti più stimoli possibili per affrontare la “detenzione”.

Il supporto psicologico in questo momento è un valido aiuto per trasformare questo periodo in un tempo fertile per sé stessi e imparare ad ascoltare le proprie emozioni.

I programmi di ginnastica in streaming, lezioni on line, webinar e audiolibri sono solo alcune delle offerte del menù di internet; ma anche meditare, scrivere, leggere, le forme d’arte sono validi strumenti per mantenere la mente interessata e fertile.

Se normalmente lasciamo che le cose e le incombenze si accalchino riempiendo le nostre agende, adesso più che mai sta a noi la responsabilità di occuparci di come investire costruttivamente il nostro tempo.

Ilaria Fontana

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Dott.ssa Ilaria Fontana Psicologa e psicoterapeuta, si occupa di aree diversificate afferenti alle proprie competenze. Laureatasi alla Federico II di Napoli con Lode ha proseguito la sua formazione specializzandosi presso l’ASPIC di Roma (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità). Attualmente collabora con Aspic Napoli di cui è referente. Ha dato vita al gruppo di lavoro “Donne in Evoluzione” il cui congresso Nazionale è previsto per il prossimo ottobre 2020 a Napoli.