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La proposta di una riforma del copyright in discussione, da oltre un anno al Parlamento UE, venerdì scorso ha ricevuto l’ok definitivo del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti). Adesso spetterà al Parlamento e alla Commissione procedere all’approvazione del testo finale della direttiva.

Negli ultimi giorni si è molto parlato del GDPR e delle forti ripercussioni che quest’ultimo sta avendo sulle aziende nazionali. Ebbene il legislatore comunitario non smette mai di stupirci. Nello stesso giorno in cui la nuova normativa sulla privacy esplicava i suoi effetti, a Bruxelles è stato intrapreso un altro cammino di riforma. Questa volta, però, nel mirino del Parlamento Europeo c’è la normativa sul copyright.

Oggetto della riforma

L’obiettivo del legislatore europeo è quello di adeguare le leggi sul copyright ai nuovi sistemi d’informazione. Una forte pressione, in tal senso, arriva soprattutto dal mondo degli editori, i quali grazie alla nuova normativa potrebbero chiedere ai motori di ricerca e ai social network il pagamento di una sorta di licenza per la diffusione dei propri contenuti. La Link Tax, infatti, si applicherebbe alla condivisione del materiale soggetto a copyright, andando a colpire gli snippet, cioè i frammenti di codice dai quali si desumono il titolo, poche righe del testo e l’immagine dei contenuti condivisi. La nuova disciplina europea, però, lascerebbe ai singoli Stati membri, durante la fase di recepimento, la possibilità di stabilire i parametri minimi per l’erogazione del compenso (ad esempio originalità o lunghezza dell’articolo).

I pericoli derivanti dall’adozione della Link Tax

La libera circolazione delle informazioni è uno dei pochi aspetti positivi della costante interconnessione al web che caratterizza il mondo moderno. Ogni persona può costantemente tenersi aggiornata su ciò che succede nel mondo ed esprimere liberamente la propria opinione. Secondo Julia Reda, europarlamentare che si batte contro la nuova riforma del copyright, questa proposta potrebbe compromettere considerevolmente la libertà d’informazione.

Infatti, seppur vero che le piattaforme digitali conseguono ingenti introiti comprimendo, in alcuni casi, il diritto di copyright dell’autore del contenuto condiviso, è altrettanto vero, però, che grazie a queste piattaforme molti creativi hanno avuto l’opportunità di raggiungere un pubblico sempre più vasto, aumentando così le chance di guadagno. Inoltre, come accennato in precedenza, nel caso in cui vengano rilasciate delle licenze, previo pagamento del rispettivo compenso, i social network dovranno dotarsi di filtri preventivi che impediscano ad altri soggetti di violare i contenuti coperti da copyright. Tale circostanza è vista come una vera e propria censura preventiva.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.