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Le confusioni delle emozioni

I ricordi di ciascuno sono, generalmente, legati al passato vissuto nella speranza di che gli auspici si realizzassero.
Il ricordo della vita, della scuola, del decorso adolescenziale, dell’approccio all’età adulta e, proseguendo, alla memoria più immediata; quella appena trascorsa.
In ciascun frangente ci sono improvvise scoperte, straordinarie rivisitazioni; un connubio, su ciò che ci si aspettava e la realtà vissuta, fino all’attuale compiuto.
Si passa, inevitabilmente, alle valutazioni ed alle rivelazioni a se stessi.

Meraviglia e delusione si intrecciano in un’imprevedibile ed improvvisa reminiscenza di fatti, luoghi e cose.
Particolarità dimenticate riemergono e, inevitabilmente, si rivivono episodi e situazioni che hanno, in qualche modo, segnato scelte ed evoluzioni.

Il supporto della solitudine

In tali momenti, è indubitabile, il sostegno della solitudine è assai concreto; non è possibile procedere a riflessioni e meditazioni, in un ambiente affollato.
E’ necessario essere onesti con se stessi; intellettualmente e moralmente. Non si possono affrontare fasi delicate, ergendosi a giudice senza considerare i propri errori.

Proporsi, sempre e comunque, non è una tendenza consigliabile; essere scevri da protagonismo è il modo migliore per porsi. Per poterlo attuare, tuttavia, necessitano prerogative assai precise: umiltà e lungimiranza.
La prima è assolutamente imprescindibile per il confronto, la seconda diventa fondamentale ai fini del buon prosieguo, finalizzato alla considerazione di quanto si espleta.
Resta assai difficile spiegarlo, se non si è sufficientemente attrezzati mentalmente e, di conseguenza, problematico comprenderlo, se non si riconoscono meriti altrui e limiti propri.

La sostanza dei contributi

Adoperarsi sempre, senza soluzione di continuità, ad essere assenti in momenti topici per, poi, apparire nel normale contesto, non conduce a risultati positivi; tentare di imporre, sempre e comunque, i propri tornaconti, con l’esclusivo intento di egemonizzare spazi, non porta da nessuna parte.
Non vi è mai stato nesso, né logico e neppure sinergico, tra il primeggiare senza riconoscimento e l’autoproclamazione di effimere posizioni raggiunte, ma mai riconosciute.

Gli entusiasmi e le attinenze, hanno la medesima rilevanza dei contenuti; non si impara nulla, se non si ha consapevolezza di volerlo.
E’ quello che, purtroppo, accade sempre più spesso; si valuta di essere nati già colti e, quindi, di non avere assolto bisogno di guide. In sintesi, ci si autoproclama.
Bisognerebbe, però, avere la capacità di comprendere come, così agendo, l’impressione espressa, e percepita all’esterno, sproni alla considerazione di essere definito “ciuccio e presuntuoso”.

Al giorno d’oggi, soprattutto, con tutto il ginepraio di lauree di cui è costellato il cielo dell’istruzione universitaria, il problema è assai più “tosto”.
Si è perduta la memoria storica e si distorta la cultura, nell’accezione più ampia del termine.
E’ sufficiente che manchi, alla vita terrena, qualche “grande” e ci si rende conto, immediatamente, dell’approssimazione delle cognizioni.

Anche i “coccodrilli” non sono più quelli di una volta. Anzi lo sono, a patto che l’autore non coniughi il verbo apparire, ma quello essere.
E, per fortuna, anche se datati, ancora ci sono. Fanno parte di un’altra scuola, quella che contemplava le emozioni sane energie intime, ma per poterlo realizzare occorrevano tre peculiarità: età, cultura e intelligenza.

Le stesse, indispensabili, per poter esprimere dissensi, suggerimenti e ironie.

Auguri a noi, ma anche, e soprattutto, a chi non riesce a comprendere.