Lomustina: farmaco il cui prezzo in 40 anni è aumentato del 1400%

La lomustina, farmaco antitumorale per il tumore di Hodgkin e tumori al cervello, in 40 anni di produzione è arrivato a costare il 1400% in più. Dal 2013, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la casa farmaceutica che lo ha acquistato,la NextSource Pharmaceuticals è arrivata a venderla attualmente per 768 dollari a pillola. E come possono fare i pazienti che non possono permettersela?

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La lomustina, farmaco antitumorale per il tumore di Hodgkin e tumori al cervello, in 40 anni di produzione è arrivato a costare il 1400% in più. Dal 2013, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la casa farmaceutica che lo ha acquistato,la NextSource Pharmaceuticals è arrivata a venderla attualmente per 768 dollari a pillola. E come possono fare i pazienti che non possono permettersela?

Che le industrie farmaceutiche non siano particolarmente amate dall’opinione pubblica è un dato di fatto. Certo, l’opinione pubblica ha i suoi buoni motivi per non avere particolarmente in simpatia le industrie farmaceutiche, visto che, nel corso degli anni, diversi episodi hanno inevitabilmente compromesso la reputazione delle case farmaceutiche.

Inevitabilmente, la storia che verrà tra poco esposta non gioverà, nemmeno in questo caso, a favorire un riscatto per l’immagine delle cause farmaceutiche, anzi, quasi certamente, aumenterà la diffidenza nei loro confronti.

La storia in questione riguarda la lomustina, un farmaco antitumorale che è stato diffuso sul mercato economico nel 1976 senza protezione brevettuale.

Secondo quanto sostenuto dal Wall Street Journal, della lomustina non esistono versioni generiche e inoltre, risulta che sia stato venduto negli Stati Uniti fino al 2013 da parte della casa farmaceutica Bristol-Myers Squibb (il cui nome commerciale è CeeNU) all’incirca a 50 dollari, 42 euro, a pillola, per il dosaggio più elevato.

La lomustina è un farmaco indicato per il trattamento del tumore di Hodgkin, una forma di neoplasia che colpisce i tessuti linfoidi secondari come i linfonodi, e dei tumori al cervello. Questo farmaco, nel 2013 fu venduto alla NextSource Pharmaceuticals, una startup di Miami.

La NextSource Pharmaceuticals ha rimesso sul mercato la lomustina, questa volta con il nome di Gleostine, ed ha nettamente aumentato il prezzo del farmaco. Attualmente, secondo quanto sostenuto dal Wall Street Journal, ogni pillola di Gleostine (lomustina) costa 768 dollari (688 euro).

Parliamo quindi di un aumento del prezzo pari a più del 1400%, cioè quasi quindici volte maggiore del prezzo iniziale.

Addirittura, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano di New York, nel solo 2017 la NextSource Pharmaceuticals avrebbe aumentato il prezzo del 20% fino ad agosto e del 12% fino a novembre.

Le spiegazioni date dalla NextSource Pharmaceuticals a proposito di questo aumento (spropositato?) del prezzo fanno riferimento agli alti costi di sviluppo del farmaco. Inoltre, aggiunge la casa farmaceutica, l’aumento del prezzo è correlato con i vantaggi offerti ai pazienti.

Ma il problema fondamentale che sorge è: come fa a curarsi chi non può permettersi un costo così elevato? Addirittura, l’amministratore delegato della NextSource Pharmaceuticals, Robert DiCrisci, ha aggiunto che l’azienda applica sconti e assistenza finanziaria ai tutti i pazienti che non possono permettersi il farmaco. Bisognerebbe capire in che misura, però, verrebbero apportate le riduzioni sul costo. Considerando comunque la spesa di partenza, 768 dollari, sembra davvero improbabile che si riesca a fornirlo a chiunque. Infatti secondo gli esperti, molti americani non avranno la possibilità di acquistare il farmaco, o comunque dovrebbero contrarre debiti per accedervi. E quindi? Cosa resterebbe da fare? Sperare che il tumore di Hodgkin colpisca solo le persone che possono permettersi la cura?

Sebbene la Fda (Food and Drug Administration, l’ente governativo degli USA che si occupa di regolamentare i prodotti alimentari e farmaceutici disponibili sul mercato) si sia impegnata a far sì che casi come quello della lomustina non si ripetano, purtroppo, questo episodio non sembra essere l’unico.

Infatti, pare che ci siano diversi farmaci off patent, cioè medicinali che hanno perso la copertura brevettuale, che non stati genericati e che, per questo motivo, non temono la concorrenza sul mercato per farmaci equivalenti.

Inoltre, sempre secondo il quotidiano newyorkese, l’Fda, per rispettare l’intenzione del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, di abbassare i prezzi delle medicine, sta lavorando ad un processo di revisione di più di 300 farmaci che non posseggono più copertura brevettuale e che potrebbero sfociare in casi simili a quello della lomustina.

È comunque sempre bene tenere presente che, vivendo in un periodo storico in cui alcune terapie breakthrough (come la terapia genica tisagenleuclel di Novartis o alla nuova gene therapy approvata dalla Fda per una malattia che coinvolge gli occhi) arrivano a costare diverse centinaia di migliaia di dollari, è del tutto comprensibile che gli enti appositi faranno quanto più è possibile per cercare di fare abbassare notevolmente i prezzi dei farmaci e delle terapie, e cercare di da dare la possibilità a tutti di accedervi.