Luciano De Crescenzo (Fonte Wikipedia)
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Giusto un anno fa, il 18 luglio del 2019, moriva a Roma il celebre scrittore, attore e regista napoletano Luciano De Crescenzo

Proprio a Roma, dove viveva da tempo, è deceduto un anno fa Luciano De Crescenzo. per complicazioni dovute ad una salute ormai malferma. Fino alla fine gli sono stati accanto la figlia Paola (sua collaboratrice artistica per tanti anni), i nipoti, il genero e il suo agente, Enzo D’Elia.

Nato al Borgo Santa Lucia

Luciano De Crescenzo è nato a Napoli il 20 agosto del 1928 nel Borgo di Santa Lucia, storico rione della città partenopea. Per molti anni visse al numero 40 di via Generale Orsini, nello stesso palazzo dove ha abitato il suo grande amico d’infanzia Carlo Pedersoli, meglio noto come Bud Spencer.

Un cantore della napoletanità

De Crescenzo ha reso accessibile a tutti la filosofia (soprattutto quella antica) e la mitologia greca, tramite libri, articoli, film e programmi televisivi. Non solo, però, visto che è stato il cantore per eccellenza della napoletanità

Proprio per ricordare il suo pensiero, ancora valido oggi, la figlia Paola ha pubblicato, per i tipi della Mondadori,  una raccolta di articoli da lei selezionati dal titolo Accadde domani (è possibile acquistarli dal 14 luglio). De Crescenzo pubblicò questa serie di articoli tra gli Anni Settanta e i primi Anni Duemila. 

Luciano De Crescenzo nelle parole della figlia

Paola così si è espressa, all’ANSA, sul motivo che l’ha spinta a pubblicare questo volume: 

Per ripercorrere le riflessioni di un uomo che ha osservato il mondo con curiosità, ma soprattutto ha provato a spiegarlo ai suoi lettori, invitandoli a ragionare su ciò che sarebbe accaduto nel prossimo futuro“. 

La mitologia greca

In particolare, Luciano De Crescenzo è stato legato alla Napoli greca che così tanto ha influenzato le nostre vicende di napoletane fino ai giorni attuali. 

A partire dagli Anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta, Luciano ha scritto numerosi libri (tutti editi dalla Arnoldo Mondadori Editore) e condotto la trasmissione televisiva Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi concernente le vicende, note e meno note, della mitologia greca.

I suoi libri sull’argomento sono: Elena, Elena, amore mio; Zeus. I miti dell’amore; Zeus. I miti degli eroi; I miti degli dei (con 2 videocassette); I miti della guerra di Troia, con 2 VHS; I grandi miti greci. Gli Dei, gli eroi, gli amori, le guerre; Ulisse era un fico.

Per la sua appassionata divulgazione, nel 1994, la città di Atene gli attribuì la cittadinanza onoraria. 

Il mito di Orfeo e Euridice

Tra i miti da lui esposti il preferito per chi scrive risulta sempre la tragica vicenda amorosa di Orfeo e Euridice.  Orfeo era figlio di Apollo e della Musa della Poesia Epica, Calliope. La sua specialità era il canto, che accompagnava al suono della sua amata lira.

L’eroe greco era così dotato in campo musicale da riuscire ad incantare tutti: persino le montagne, gli alberi, gli animali (addirittura i sassi) seguivano le sue melodie. Proprio per le sue doti, così caratteristiche, partecipò all’impresa degli Argonauti.

Quale era il teme delle sue “canzoni”? Del suo amore per Euridice, una bellissima Driade (le ninfe delle querce), amata anche da un altro figlio di Apollo, Aristeo, un apicoltore e pastore. 

Un bel giorno, la ninfa decise di fare un bagno, nuda, in un fiume. Aristeo, tipo molto focoso, cercò di rapirla ma lei riuscì a fuggire.

Durante la fuga, la sventurata morì a causa del morso di un serpente. Orfeo non batté ciglio al luttuoso evento, avendo deciso di recuperare la sua amata nell’Ade (il luogo dove dimoravano le anime trapassate), impresa che avrebbe fatto tremare chiunque altro ma non lui, così sicuro delle sue doti artistiche. 

Tutto per la donna amata

Dove trovare un passaggio per gli Inferi? Cercando qua, cercando là, riuscì a trovarne una a Cuma (Campania). Nessuno riuscì a fermarlo grazie al canto, non Caronte (il traghettatore), non Cerbero, l’infernale cane a tre teste. 

Perfino Ade e Persefone rimasero incantati dalla sua melodia di amore.

Questi ultimi, dunque, gli consentirono di riprendere Euridice, ma ad una condizione: fino a quando non fossero usciti dall’Ade, Orfeo non avrebbe potuto vedere in volto la sua amata.

Ad accompagnare i due verso l’uscita ci avrebbe pensato Ermes. Giunto all’uscita, già illuminato dalla luce del Sole Orfeo si girò felice verso la sua amata ma il sorriso che aveva in volto si spense subito.

Euridice, a causa del tallone ancora dolorante per il morso del serpente, era rimasta indietro, doveva tornare indietro perché il patto non era stato rispettato. 

Ermes,_Euridice,_Orfeo (Fonte Wikipedia)

L’immagine qui riportata è uno splendido bassorilievo che si trova attualmente al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), rappresenta proprio questo momento: Ermes è addolorato ma deve trattenere Euridice, posta al centro della scena. Dall’altro lato, troviamo Orfeo sconsolato con una mano della sua amata sulla spalla.

La morte di Orfeo e la Costellazione della Lira

Da quel momento, Orfeo divenne inconsolabile. Non voleva più vedere donne dinanzi a lui. Iniziò a circondarsi di uomini, tanto che sembra che sia stato lui ad aver iniziato l’uomo agli amori omoerotici.

Il suo dolore sarebbe stata la causa indiretta per una morte atroce. Un gruppo di menadi (donne in preda alla frenesia estatica e invasate da Dioniso), infuriate per il suo rifiuto a giacere con loro, lo fecero a pezzi. Zeus, rimasto sconvolto per una fine così tragica, decise di far ricordare agli uomini Orfeo per sempre ponendo nel cielo la Costellazione della Lira, lo strumento musicale utilizzato dallo sfortunato eroe.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.