L’ultimo gradino evolutivo dell’invenzione di Gutenberg: la stampante 3D  

La stampante 3D va sempre più a configurarsi come un vero gioiellino della tecnologia negli ambiti più diversi del vivere quotidiano  

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stampante 3D
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La stampante 3D va sempre più a configurarsi come un vero gioiellino della tecnologia negli ambiti più diversi del vivere quotidiano

La stampante 3D è uno strumento che ha rivoluzionato il concetto di stampa. Essa elimina la rappresentazione della sola superficie piana andando a lavorare sul volume dell’oggetto che si vuole realizzare, creando così prodotti tridimensionali.

La stampante 3D sfrutta il metodo del processo additivo: questo consiste nell’unire materiali per fabbricare oggetti da modelli 3D fatti a computer, ponendo uno strato sopra un altro.

I settori in cui la stampante 3D si è diffusa

Si può dire che la stampante 3D sia figlia dell’industria. Si pensi ad esempio al settore automobilistico, dove gli ingegneri possono realizzare prototipi di componenti del motore o parti dell’auto, con gran rapidità e a bassissimo costo.

Successivamente, in seguito alla creazione di diversi modelli di stampante e all’abbattimento dei costi, questa ha avuto una rapida diffusione. Si guardi ancora al settore edile, dove i geometri o gli architetti possono creare precisi modellini delle strutture su cui andranno a lavorare.

Ma l’evoluzione avanza rapidamente, così dai semplici prototipi in Cina si è passati addirittura alla realizzazione di intere case (10 in 24 ore).

La stampante è inoltre utilizzata anche nelle università, dove i professori hanno la possibilità di fare incontrare gli studenti con mezzi e strumenti estremamente concreti, e di farli confrontare con realtà in cui si imbatteranno sicuramente in campo lavorativo.

Anche la medicina non declina la possibilità di stampare a bassissimo prezzo vere e proprie protesi o addirittura interi organi, con tutte le precauzioni del caso. Passiamo poi al mondo dell’arte, dove sono già stati realizzati i primi esperimenti di quadri in 3D; la stilista olandese Iris Van Harpen ha persino fatto sfilare le sue modelle con abiti realizzati interamente con stampanti 3D.

 Infine arriviamo al fai da te, il “settore” domestico: i ragazzi usano questa tecnologia per costruire qualsiasi cosa, dal giocattolo al posacenere, dal ciondolo ad oggetti per la casa.

Tutto ciò è reso possibile dalla capacità delle stampanti di produrre e assemblare parti composte da diversi materiali e con diverse proprietà meccaniche o fisiche in un solo processo di costruzione. Inoltre i risultati della stampa 3D si avvicinano enormemente per aspetto e prestazioni alle possibilità dei comuni prototipi.

Materiali e tecniche di utilizzo

Il processo di stampa 3D può sfruttare diverse tecnologie ma le più utilizzate sono sicuramente la SLS (Selective Laser Sintering) e la FDM (Fusing Deposition Modeling). Se si utilizza il metodo per sinterizzazione laser selettiva o SLS, semplificando, vengono “scaldati” appositi materiali (polveri metalliche o sostanze termoplastiche) per poi venir risistemati nella posizione corretta.

Se invece lavoriamo col metodo di modellazione a deposizione fusa o FDM, viene impiegato un ugello riscaldato (un erogatore) che, prima di depositare il materiale, ne alza la temperatura. In questo caso i materiali utilizzati sono di solito filamenti metallici o plastici, arrotolati su una sorta di matassa che viene srotolata durante la stampa.

Meno diffusa, ma comunque impiegata in ambito industriale è la tecnica della produzione per laminatura degli oggetti (lamined object facturing) in cui un laser incide ogni strato prima che questo sia posizionato su quello sottostante.

Bisogna inoltre fare una distinzione tra materiali contrassegnati dalla sigla ABS (Acrylonitrile Butadiene Styrene) e da quella PLA (PolyLacticAcid): i primi sono prodotti dal petrolio e nonostante la loro migliore resistenza alle sollecitazioni meccaniche, quando vengono riscaldati, emettono fumi potenzialmente nocivi. I secondi invece sono ricavati dall’amido di mais e quindi sono biodegradabili.

In ultima analisi la stampante 3D sembra davvero qualcosa di rivoluzionario: la possibilità di avere uno strumento del genere nella propria casa a prezzi non eccessivi (dipende ovviamente dalla stampante ma un modello modesto costa meno di 1000 euro), unita a un rapidissimo sviluppo nelle prestazioni, fa volare l’immaginazione e dà spazio a un futuro pieno di sorprese