Nella puntata odierna di Pillole di Archeologia si parla della Macchina di Anticitera (fonte ItalNews)
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La Macchina di Anticitera fu ritrovata nelle acque della piccola omonima isola della Grecia posta tra il Peloponneso e Creta, all’interno di quel famoso relitto che ha rappresentato, forse, la prima grande testimonianza di archeologia subacquea nel Mediterraneo

In questa nuova puntata della rubrica Pillole di Archeologia si parlerà di un interessante ritrovamento: un primordiale planetario, definito più diffusamente come Macchina di Anticitera.

La scoperta da parte di un gruppo di pescatori

Con la Macchina di Anticitera ed il celebre relitto in cui fu ritrovata, si può dire che è cominciata la grande epopea dell’archeologia subacquea nel Mediterraneo. Nell’ottobre del 1900 alcuni pescatori, guidati dal capitano Dimitrios Kondos, a causa di una tempesta sostarono più del previsto nei pressi del Capo Glyphadia, uno dei promontori dell’isola greca situata a nord-ovest di Creta. In questo lasso di tempo, i membri dell’equipaggio decisero di effettuare un’immersione per cercare spugne sui fondali.

Partiti con questo intento, i pescatori si ritrovarono però a constatare una sorprendente scoperta: una serie di manufatti, consistenti, a prima vista, in resti di un’imbarcazione ed in alcuni reperti scultorei in bronzo, tra cui il noto “Efebo”, opera databile intorno al 340 a.C. In realtà il convoglio in questione, diretto presumibilmente da Atene verso Roma o comunque una località costiera italica, avrebbe compiuto il suo ultimo e sfortunato viaggio nel secondo quarto del I secolo a.C., periodo nel quale furono collocati diversi pezzi appartenenti a statue marmoree.

La Macchina di Anticitera fu rinvenuta nel celebre relitto riemerso dalle acque intorno all’omonima isola greca (fonte Scienze Fanpage)

La ricostruzione della Macchina e del suo funzionamento

Nel 1902, in seguito ad un’analisi globale di tutti i frammenti metallici emersi dal celebre relitto e trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Atene, venne fuori un dato alquanto singolare. L’antica nave aveva nel suo carico un reperto importante da un punto di vista scientifico e tecnologico: la cosiddetta Macchina di Anticitera, un marchingegno corrispondente, quasi certamente, ad un planetario, fatto in rame ed incastonato entro una cornice di legno.

Il suo funzionamento era garantito da un sistema di ruote dentate (circa 20 in totale), aventi in superficie alcune iscrizioni derivate dal calcolo del calendario solare e lunare. Attraverso uno studio condotto nel 2016 da un’equipe di scienziati, si sono desunte indicazioni in merito a date di eclissi e di altri eventi di natura astronomica.  Inoltre, nella Macchina di Anticitera è documentabile la rappresentazione di 5 pianeti del sistema solare, visibili anche ad occhio nudo. Un tale grado di conoscenza dell’astronomia, al tempo di realizzazione del marchingegno (250 a.C. o seconda metà del II secolo a.C.), non deve stupire più di tanto in quanto diverse figure di scienziati, tra cui il celebre Archimede, avevano già inventato strumenti per l’interpretazione della volta celeste.

Ulteriori ricerche nell’area di ritrovamento

La zona in cui fu trovata nel 1900 la Macchina di Anticitera è stata interessata da ulteriori indagini subacquee negli ultimi anni. In particolare, dalle ricerche del 2016 sono venuti alla luce resti umani, il cui esame non è stato ancora completato ma dal cui esito potrebbero emergere tracce di Dna. Inoltre, è stato possibile sperimentare l’uso di un Rov, un sottomarino a comando remoto, grazie al quale sono state eseguite 61 riprese sui fondali e successivamente una serie di mappe 3D relative all’area del rinvenimento.

Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.