Mann in colours è il progetto di un database in cui alcune opere del museo partenopeo saranno riproposte al pubblico con i loro colori originali
Al Mann uno studio sul colore nella statuaria antica
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Mann in colours è il progetto di un database in cui alcune opere del museo partenopeo saranno riproposte al pubblico con i loro colori originali

Riportare antiche statue al loro splendore, restituendo, anche se solo virtualmente, le originarie cromie scelte dai loro autori. “Mann-in colours” è il nome di un database, curato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che conterrà la ricostruzione digitale di alcune famose opere custodite nelle sue sezioni.

Un’iniziativa straordinaria ed unica nel suo genere (almeno in Italia), che si concretizzerà attraverso la sinergia tra il comitato scientifico del Mann, presieduto dal direttore Paolo Giulierini, ed un gruppo di esperti di informatica e nuove tecnologie dell’Università Nazionale Normale di Taiwan.

Gli studi sul colore, da Winckelmann ai giorni nostri

Johann Joachim Winckelmann, uno dei più importanti esponenti del Neoclassicismo, ebbe il merito di elevare l’archeologia al rango di scienza, considerandola cioè come storia dell’arte antica. Nella sua analisi, egli elaborò una teoria sull’estetica nel mondo antico che, nonostante la sua tendenziosità, venne condivisa da molti studiosi sia nel Settecento che nella prima metà dell’Ottocento.

Secondo l’archeologo tedesco, la fase più bella ed importante dell’arte greco-romana si sarebbe sviluppata nel V secolo a.C., nell’Atene di Pericle e Fidia: le sculture ed i rilievi prodotti in tale contesto, a suo avviso, erano tutti bianchi, volutamente privi di colore.

Tale scelta era giustificabile in base alla volontà di rappresentare una purezza formale ed una lontananza dell’artista dalle passioni del mondo. Questi concetti sarebbero venuti meno con le successive stagioni artistiche, ovvero l’arte ellenistica e romana, animate invece dalla ricchezza dei pigmenti.

La tesi di Winckelmann, tuttavia, fu messa già in discussione da alcuni grandi pensatori, come Nietzsche, e dimostrata nella sua infondatezza soprattutto nel Novecento con la diffusione dell’archeometria. Con questo termine si fa riferimento ad una nuova branca dell’archeologia che studia i reperti mediante l’ausilio di efficaci tecniche scientifiche, quali ad esempio la spettroscopia o le analisi di laboratorio al microscopio elettronico (SEM).

Un nuovo studio sul colore, inteso come marchio di fabbrica

Mann in colours si colloca sulla scia di precedenti autorevoli studi sulla policromia nel mondo antico. A tal proposito si possono ricordare due figure attive da anni nel settore, come il prof. Paolo Liverani, dell’Università di Firenze, ed il prof. Ulderico Santamaria, membro del Laboratorio di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani.

Sfruttando le tecniche dell’archeometria, essi hanno effettuato alcune importanti ricostruzioni; basti pensare, nel caso della Roma imperiale, alla statua di Augusto da Prima Porta ed all’arredo dell’Aula del Colosso, situata nel Foro intitolato allo stesso imperatore.

Mann in colours sarà un progetto aperto nei riguardi dell’utenza, che potrà monitorare le varie fasi di lavoro svolte dall’Expert Room, ossia il team scientifico coinvolto. Alla diagnostica diretta su talune sculture, come l’Atlante Farnese e la “Venere in bikini”, si accompagnerà la digitalizzazione dei risultati conseguiti tramite video e podcast: un modo sicuramente efficace per coinvolgere il pubblico in maniera interattiva attraverso gli strumenti e le risorse messe a disposizione dal Web 2.0.

“Il nostro museo intende con questa iniziativa restare al passo con i tempi, dimostrando ancora una volta quanto possano essere efficaci le nuove tecnologie nella valorizzazione dei beni culturali – ha affermato Paolo Giulierini, direttore del Mann – Il colore era sicuramente un elemento imprescindibile nella concezione delle statue nel mondo greco e romano, in quanto capace di conferire caratteristiche ben specifiche ad ognuna di esse.

L’obiettivo di Mann in colours è dunque di rendere nuovamente visibile ciò che l’usura del tempo ha cancellato, considerando i pigmenti applicati dai vari scultori come un marchio di fabbrica, simile ad esempio al “rosso” che contraddistingue le famosissime Ferrari”.

L’archeologa Cristiana Barandoni, che presiederà l’Expert Room, ha accolto con entusiasmo l’affascinante sfida: “Nell’ambito di Mann in colours gestirò come coordinatrice le varie fasi progettuali.

Metteremo in atto un cantiere aperto che potrà essere costantemente monitorato dagli utenti online interessati. Mann in colours sarà sicuramente una straordinaria esperienza professionale, in cui si intrecceranno dati già noti ed altri che emergeranno durante le nuove indagini. In questo modo – ha concluso Barandoni – riusciremo a creare un’opera unica, un database preziosissimo che le future generazioni potranno sempre modificare ed accrescere”.

Le fasi di sviluppo del progetto

Mann in colours si articolerà in una serie di step. Il primo è di carattere prettamente tecnico, ovvero si strutturerà un’intelaiatura di base in cui si potranno inserire informazioni di vario tipo all’interno di apposite schede. Le notizie di carattere storico, archivistico e stilistico ivi contenute saranno individuabili anche attraverso una comune query, ovvero la combinazione, su un qualsiasi motore di ricerca, di parole chiave.

Successivamente, l’Expert Room procederà ad identificare i colori riguardanti ciascuna statua da inserire nel database. Le cromie saranno, così, applicate su ricostruzioni in 3D, visualizzabili con tecnologie di Realtà Virtuale ed Aumentata e corredate da link relativi alle rispettive schede di catalogo. Mann in colours, che si limiterà al momento ad un primo gruppo di 100 opere custodite nel museo napoletano, sarà portato a termine nell’arco dei prossimi tre anni.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.