Mark Zuckerberg si scusa, ma nel frattempo arrivano le prime Class Action

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Mark Zuckerberg si scusa
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Il fondatore di Facebook si assume tutte le responsabilità per lo scandalo Cambridge Analytica; Mark Zuckerberg chiede scusa a tutti gli utenti, annunciando contemporaneamente nuove regole per la tutela della privacy.  Ma la polemica non si arresta e dagli USA arrivano le prime Class Action

Nella tarda serata di ieri ed a ben due giorni di distanza dallo scandalo che ha interessato Facebook e Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg si è scusato con tutti gli utenti del popolare social, attraverso un lunghissimo post pubblicato strategicamente sul suo profilo. L’amministratore Facebook ha ammesso le proprie responsabilità nella vicenda ed ha promesso di rimboccarsi le maniche e compiere tutte le azioni necessarie per tutelare la privacy dei propri iscritti.

Le vicissitudini che hanno portato allo scandalo Cambridge Analytica

Nel suo messaggio, il fondatore di Facebook, fa un breve excursus temporale per analizzare la vicenda dal punto di vista del social media. Zuckerberg parla di un vero e proprio tradimento dello sviluppatore dell’app Thisisyourdigitallife, Aleksandr Kogan il quale, violando le politiche interne di Facebook, acquisì milioni di dati attraverso un quiz sulla personalità e poi li passò all’azienda londinese Cambridge Analytica che li ha sfruttati, probabilmente, per orientare le elezioni presidenziali statunitensi e, prima ancora, in occasione del voto sulla Brexit. Da ciò ne deriva, secondo Zuckerberg, anche un tradimento del rapporto di fiducia intercorrente tra il social media e gli utenti, infatti, nel suo post emerge chiaramente un senso di amarezza soprattutto quando afferma “ le persone che condividono con noi i loro dati e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo sistemare questa cosa”.

La soluzione prospettata dal fondatore di Facebook

Mark Zuckerberg, sempre nel nel post pubblicato ieri, ha anche dichiarato di voler verificare, attentamente, se altre applicazioni che utilizzano i sistemi del social media, hanno violato, come ha fatto l’app Thisisyourdigitallife, le politiche aziendali che vietano la divulgazione dei dati personali degli utenti Facebook. Precisa Zuckerberg, fino a qualche anno fa, era possibile raccogliere e sfruttare una vastissima quantità di dati personali, oggi, però, non è più così grazie anche ad una normativa più stringente in materia. Inoltre, per migliorare ulteriormente la sicurezza dei propri utenti, Zuckerberg, annuncia di voler istituire nuove regole per accesso ai dati personali degli utenti, da parte degli sviluppatori, affinché non possa mai più verificarsi un altro caso Cambridge Analityca. In una successiva intervista alla CNN  Mark Zuckerberg ha espresso inoltre il timore che ci sia chi voglia ripetere l’operazione di manipolazione e servirsi della sua creatura, anche in vista delle elezioni di metà mandato statunitensi, promettendo di mantenere elevata l’allerta.

Infine, lo stresso dichiara che in tutte le ipotesi in cui emergesse l’utilizzazione in maniera inappropriata dei dati, da parte degli sviluppatori, Facebook provvederà ad identificarli e bandirli dalla propria piattaforma.

Le reazioni negli Usa e nel mondo

Le dichiarazioni del fondatore ed amministratore di Facebook, se da un lato hanno avuto l’effetto di frenare la picchiata delle azioni del titolo in borsa, sull’altro versante non hanno ottenuto l’effetto sperato di spegnere le polemiche e, anzi, dagli Stati Uniti è giunta notizia della prima Class Action della storia contro Facebook,  effettuata da un’associazione a tutela dei diritti dei consumatori.

Anche dall’ Europa si moltiplicano le richieste di chiarimenti sull’accaduto; Facebook, dal canto suo, promette di fornire tutte le delucidazioni del caso alle autorità competenti.

Nel frattempo, l’hastag #DeleteFacebook viene condiviso da migliaia di utenti, soprattutto sul diretto concorrente Twitter: la tempesta, insomma, per ora non accenna a placarsi.

 

Benedetta Greco
Giuseppe Esposito