I ricercatori italiani hanno trovato un lago d'acqua liquida su Marte
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Il team di ricercatori italiani dopo anni di studi ne sono certi! C’è acqua su Marte

I risultati della ricerca (tutta italiana), sono stati pubblicati sulla celebre rivista Science e presentati in una conferenza stampa congiunta presso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il team è composto da ricercatori dell’ASI, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e da quelli di diverse università italiane. Fondamentale per gli scienziati sono stati le rilevazioni fornite dal radar Marsis, progettato dal professore Giovardi Picardi dell’Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space – Italia. A capo del progetto quali ricercatori senior ci sono: Elena Pettinelli, Enrico Flamini e Roberto Orosei e Francesco Soldovieri, che sono stati affiancati da una decina di giovani brillanti ricercatori, i quali rappresentano l’eccellenza italiana di cui dovremmo essere orgogliosi.

La scoperta

Già dal 1976, grazie alla sonda Viking della NASA, si sono rilevate le tracce, sulla superficie del pianeta rosso, di quello che un tempo potevano essere  mari e oceani del tutto simili a quelli terrestri. Lo studio condotto dal team italiano è partito da una semplice domanda dov’è finita tutta l’acqua del pianeta?

Molta di quell’acqua è stata spazzata via dal vento solare, ciò è stato possibile a causa della bassissima densità dell’atmosfera del pianeta, una parte di essa, invece, è concentrata in lastre di ghiaccio situate su i due poli marziani. Il dato sbalorditivo, emerso dalla ricerca italiana, evidenzia la presenza di acqua anche in forma liquida. La comunità scientifica, invero, all’inizio era molto scettica ma i dati raccolti in 10 anni non lasciano dubbi. Sotto lo spesso strato di ghiaccio del Polo Sud, a circa un km e mezzo dalla superficie marziana, secondo i ricercatori italiani esiste un lago di acqua salata, con diametro di circa venti km e con una temperatura al di sotto dello zero. La presenza di sali disciolti nell’acqua come magnesio, calcio e sodio, fungono da antigelo, impediscono all’acqua di ghiacciarsi anche a temperature molto rigide. Anche sulla Terra, in Groenlandia ed in Antartide ad esempio esistono dei laghi subglaciali simili a quelli marziani ed in alcuni sono state rilevate anche colonie di batteri capaci di vivere in condizioni estreme.

Come si è arrivati alla conclusione che sul pianeta rosso c’è acqua?

Il radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) è stato lanciato dall’ESA nel 2003. Il radar italiano opera a basse frequenze, tra 1.5 e 5 MHz, ed è in grado di penetrare la superficie marziana fino 4/5 km di profondità e di misurarne con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera. Questo tipo di radar, detto anche sounder, era l’unico in grado di penetrare la crosta marziana. Per circa 12 anni ha scandagliato la superficie del pianeta, il primo segnale è stato registrato nel 2008, quando rilevò un riflesso al di sotto della calotta polare. Considerata la straordinarietà della scoperta, prima della divulgazione i ricercatori italiani hanno trascorso i successivi 10 anni  ad effettuare calcoli, modelli e controlli. Il radar Marsis, ha scandagliato una decina di volte il Polo Sud marziano ed ogni singola volta il segnale ricompariva, immutabile, indipendente dall’avvicendarsi delle stagioni. Oggi, afferma Orosei responsabile scientifico del progetto Marsis, non ci sono dubbi, il segnale captato dal radar è il riflesso di un lago di acqua liquida. Secondo il team di scienziati nulla esclude che esistano altre aree con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità ed utilizzando il metodo di analisi, ormai collaudato, la ricerca sarà più semplice. Anche la Nasa ha fornito un piccolo contribuito a questa scoperta, in quanto ha realizzato alcuni componenti necessari per la trasmissione dei dati. In realtà, però, gli scienziati americani non erano molto convinti della buon esito della ricerca, porta avanti dai nostri connazionali, ma hanno dovuto ricredersi. Il rammarico per i ricercatori di oltreoceano è doppio, in quanto anch’essi avevano rilevato, nel 2007, un segnale simile a quello individuato dagli italiani, ma proveniva da un ambiente saturo di anidride carbonica  e non di acqua e conseguentemente l’osservazione finì nel nulla.

Il futuro dell’esplorazione

Questa scoperta apre scenari fino a qualche anno fa impensabili. Ad oggi, riferisce Orosei, non esistono ancora mezzi idonei per scavare a quelle profondità e temperature (che possono arrivare anche a -90°). Quindi, non è possibile compiere delle osservazioni dirette. Tuttavia, la ricerca scientifica negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, pertanto, non si può escludere che nel prossimo futuro sia possibile compiere tale impresa.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.