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Quale futuro allo stato attuale?

I risultati sembrano volgere positivamente, ma non sappiamo quando usciremo dall’emergenza. Dall’evoluzione della pandemia sembra che al Sud la situazione sia migliore; i virus respiratori si trasmettono meno in climi più miti, ma questo significa che dobbiamo guardare all’autunno con attenzione.

Il 20 febbraio, si è registrato il primo caso in Italia e la contagiosità è stata altissima. Non è possibile continuare a tenere le persone in isolamento “sine die”; dobbiamo provvedere, senza indugi, a fornire mascherine e procedere a test. Tutt’altro che trascurabile, inoltre, appare il fenomeno dei “pazienti fantasmi”.

La ripartenza necessita di garanzie, una replica di focolai potrebbe essere catastrofica.

La priorità deve essere la sicurezza dei cittadini; alla depauperazione della Sanità deve essere posto immediato rimedio. La riapertura delle attività industriali, necessita di presidi medici all’interno delle aziende. Non si può pensare di ripartire con fragilità nel settore lavorativo; i lavoratori una volta terminati i propri compiti, sono cittadini come tutti; quindi, la tutela della salute dei cittadini si interseca con la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Abbiamo poco tempo; il 4 maggio è alle porte. Non appare, tale termine temporale, utile per procedere ad adeguate analisi, circa luoghi di lavoro e territori interessati.

Di questo passo, non appare prossima l’applicazione del paradigma relativo ad un nuovo progetto, afferente a tracciare la nuova via, sinergico per ridisegnare il modo di lavorare.

Inoltre, i costi sostenuti per la sanificazione dei luoghi di lavoro, hanno ulteriormente “negativizzato” il già desolante tessuto economico del motore industriale e manifatturiero; piccole, medie o grandi imprese – da tale punto di vista – non è che facciano molta differenze.

Per tutti i comparti urgono aiuti, ma –a quanto si percepisce- stiamo ancora a cercare di capirci qualcosa. In trenta giorni aiuti al palo.

Dalla Presidenza del Parlamento Europeo arrivano appelli alla coesione ed alla responsabilità; l’allentamento del patto di stabilità è stato risolto in brevissimo tempo; decisioni rapide nell’ottica della dimensione mista “Governativa e Comunitaria”; “Il nazionalismo non ci porta da nessuna parte” ha ammonito il Presidente Sassoli, sottolineando il richiamo del Presidente Tedesco, alla propria Nazione, sulla responsabilità.

Appare, tuttavia, indispensabile che il 23 aprile prossimo l’intreccio si dipani.

L’attuale stato dell’arte e l’immaginario colloquio in Piazza del Plebiscito

Gli accessi al pronto soccorso- nelle zone critiche- sembrano in diminuzione. La genesi e il decorso – osservano eminenti esperti – inducono a riflettere come tutti coloro  costretti alla terapia intensiva avessero  la polmonite; tuttavia, il tessuto costituito da cellule appiattite, che riveste l’interno dei vasi sanguigni e linfatici e del cuore, costituiva un vulnus aggiuntivo al già gravissimo quadro clinico. Bisogna arrivare alla cura del sintomo, se vogliamo porre rimedio al decorso.

Per aspirare ad una graduale ripresa, a partire dal “fatidico” 4 maggio, è assolutamente fondamentale  procedere a test sierologici, tamponi, sistemi di protezione adeguati e osservanza delle norme afferenti al distanziamento sociale .

Mancano 22 giorni, il conto è semplice ed i dubbi leciti.

Ineluttabilmente, l’attuale anno scolastico volge al termine mentre il prossimo – con settembre a 120 giorni dal 4 maggio – deve essere predisposto con adeguate misure; di prevenzione, protezione e di didattica.

Per adesso la percezione comune è simile ad una similitudine inquietante: andare incontro ad un inverno, che si preannuncia rigidissimo, con un maglioncino striminzito e sgualcito.

Forse non tutti se ne sono accorti, ma è quanto già sta accadendo agli “invisibili”.

Peraltro, i dispositivi necessari per procedere ad una strategia sanitaria “porta a porta”, sembrano una chimera impossibile da tramutare in realtà. Eppure, credo, sarebbe una dirimente soluzione atta a tranquillizzare i cittadini.

Ciò che è accaduto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali è un dramma nel dramma, e l’intervento della magistratura – non sarà né il primo e neppure l’ultimo – non mitiga tragedie familiari, di difficile comprensione.

Ritenere, fino allo scorso marzo inoltrato, tali strutture avulse dalle emergenze esterne è apparso davvero un superficiale, indecoroso e ingiustificabile, connotato di pressappochismo.

Un palleggio di responsabilità che non può essere tollerato; chi richiede applicazioni adeguate, chi non le ritiene opportune, chi non decide ed, infine, una “palliativa” – pilatesca – dichiarazione di “zona arancione”.

Ogni volta, mentre ascolto le  versioni dell’esplicazione, afferente ai vari “misteri”, mi tornano alla mente le statue di Piazza del Plebiscito, a ciascuna delle quali – l’ironia partenopea – ha attribuito un’espressione. La storiella, in estrema sintesi, narra di Carlo V, che indicando una pozza d’acqua a terra esclama: “Chi ha fatto pipì qui a terra?”; Carlo III risponde: “Io non so nulla”; Murat replica: “Sono stato io, allora?”; interviene, dirimente, Vittorio Emanuele II (tra l’altro mai re di Napoli ma d’Italia) che, con spada sguainata, minaccia: “Adesso te lo taglio!”

Il corto circuito permanente

Resta un dilemma la situazione circa la comunicazione; persiste una certa idiosincrasia tra Istituzioni Territoriali e “Quella” Centrale.

Avevamo – da questo portale – lo scorso 8 aprile citato la spiccata ironia del Prof. Cassese  (cfr. https://www.psbprivacyesicurezza.it/apprendere-senza-inganni-divulgare-senza-astrusita/) circa le anomalie tra le stesse divulgazioni Istituzionali. Tale difformità appare in tutta evidenza,  in occasione dell’ultimo DPCM – specificatamente per quanto afferisce:

Commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria;

Commercio al dettaglio di libri Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati.

Un’ordinanza –  per tacere di “chi decide cosa”, che sarà oggetto di una successiva analisi –  ha comunicato  che  cartolerie e librerie non riapriranno martedì 14 aprile, ma resteranno chiuse fino al 3 maggio; inoltre i negozi che vendono abbigliamento per bambini e neonati – anche essi riaperti dal DPCM citato – potranno operare solo in due mattine settimanali, in orari prestabiliti. Insomma, un poco ricorda la regolamentazione per la raccolta differenziata.

Ad ogni modo non abbiamo nessun dubbio sulla valenza della decisione; le misure per arginare e, quindi, tentare di debellare le preoccupazioni circa l’emergenza sanitaria, sono sempre attuate per il Bene Comune.

Salta, inevitabilmente, all’occhio che per diramare tali “difformità”, rispetto alle decisioni “centrali”, siano state necessarie 8 pagine con 3100 parole, 390 righi, 21110 caratteri (spazi inclusi) e  utilizzati i seguenti termini, con il numero afferente di volte:

  • ordinanza: 15;
  • visto: 8;
  • vista: 2;
  • preso atto: 2;
  • rilevato: 1;
  • considerato: 1;
  • ravvisato: 1;
  • ritenuto: 1.

Insomma, per farla breve, non sarebbe più normale “comunicare”, quanto sopra, con un “estratto” meno impregnato di burocrazia e più incentrato sulla diretta emanazione?

Per esempio:

”In virtù dell’incarico ricoperto, alla luce di quanto citato – in ottemperanza alle afferenti normative – nei precedenti provvedimenti, e richiamando quanto previsto dal DPCM xxxxx, diramo la presente Ordinanza n° yy del zzzzzz”

Un altro mistero che non credo ci verrà rivelato.

Siamo alla soglia del quarantesimo giorno di clausure e limitazioni, la curva rallenta, ma il “Canto degli insorti” appare sempre più approssimarsi. Il morbo infuria (lievemente meno), il pan ci manca (un’esagerazione non tanto remota, specialmente in determinati ambienti), sul ponte sventola bandiera bianca (se non ci si raccapezza circa ruoli, opinioni e responsabilità).

Resta la straordinaria umanità di medici, infermieri e addetti ai lavori tutti della Sanità. Per giunta senza adeguate protezioni. Mascherine chirurgiche, al posto di supporti più idonei, ne sono la testimonianza visiva.

In attesa che sprovvedutezze, appariscenze, inganni, siano soppiantati definitivamente da competenze e avvedutezze – come sempre –  auguri a noi.