Matera tomba
Il corredo della tomba scoperta di recente nei Sassi di Matera (fonte Sassi Live)
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A Matera, città designata nel 2019 come Capitale Europea della Cultura, è stata rimessa in luce nella zona dei Sassi una tomba risalente al IV secolo a.C.

Per la rubrica “Pillole di archeologia” parleremo oggi della scoperta di un’antica sepoltura nella città di Matera, in un’area molto vicina al sito della sua Cattedrale. La tomba ha restituito pressoché intatti gli elementi del corredo, in tutto diciotto.

Una zona popolata sin da epoche remote

La zona di Matera in cui è stata scoperta l’antica tomba è chiamata Civita. Una parola, questa, molto significativa in quanto rimanda al termine latino civitas, che può tanto alludere alla “città”, come elemento fisico ed architettonico, quanto alla “cittadinanza”, ovvero l’insieme dei cittadini riuniti all’interno di uno stesso insediamento governato da stabili istituzioni.

L’importanza di questo sito di Matera ha trovato conferma, nei giorni scorsi, anche attraverso l’incredibile scoperta di una tomba la cui tipologia strutturale ed il cui corredo risalgono all’età in cui il territorio dell’attuale Basilicata ricadeva nella cosiddetta Magna Grecia. L’area del rinvenimento, inoltre, si colloca nei famosissimi Sassi, ovvero il centro storico della città lucana, popolato sin dal Neolitico e formato, oltre che dalla Civita, anche dai rioni Baresano e Caveoso, scavati nella roccia calcarea dell’Altopiano delle Murge.

Il ritrovamento è avvenuto durante alcuni lavori di risistemazione e di messa in sicurezza presso ambienti interni al Seminario Arcivescovile, situato a pochissima distanza dalla Cattedrale materana. Gli operai hanno provveduto ad avvisare tempestivamente sia le autorità religiose locali, che gestiscono il complesso, che la Soprintendenza Archeologica la quale di conseguenza designerà, insieme all’Arcivescovo di Matera, gli archeologi specializzati che dovranno seguire e portare a termine tutte le operazioni di cantiere.

Una scoperta che non “suona” del tutto nuova

Il rinvenimento avvenuto nei Sassi di Matera, per quanto in sé sorprendente e significativo, non “suona” del tutto nuovo per i tecnici della Soprintendenza e per tutta la comunità locale. Infatti, sin dal secolo scorso, sono state documentate altre tombe simili a quella recentemente emersa ed assegnabili allo stesso periodo cronologico. Il IV secolo a.C. costituisce, a tal proposito, un momento importante per la storia dell’arte e dell’artigianato in Magna Grecia.

Matera tomba - vaso
Un cratere a campana, facente parte del corredo della tomba di Matera (fonte Gazzetta del Mezzogiorno)

Dalla Campania alla Basilicata, nonché passando per la Puglia e la Calabria, si diffuse nella produzione vascolare locale lo stile a “figure rosse”. Una tecnica, quest’ultima, importata dalla madrepatria Grecia grazie ad alcuni ceramisti e pittori che emigrarono nella penisola italiana per cercare maggiore fortuna. A fungere da elemento attrattore per molti di questi artigiani nella zona dell’odierna Matera fu molto probabilmente la città di Thurii, fondata sulle ceneri della più antica Sibari poco dopo la metà del V secolo a.C. La nascita di tale polis fu patrocinata direttamente da Atene e tra i suoi primi abitanti figurò addirittura il “padre” della storiografia greca, Erodoto.

Sotto l’influsso di questa cultura greca, in Basilicata fiorì dunque la cosiddetta ceramica lucana, a sua volta considerata come sotto-branca di quella più vasta, definita italiota, nome con cui si indica tutta la produzione vascolare magno-greca a figure rosse. Nei vasi documentati nella tomba di Matera, si nota proprio l’applicazione di questa rinomata tecnica: sul fondo nero generale caratterizzante le superfici ceramiche, emergono le immagini “risparmiate”, cioè non dipinte, di figure umane, animali ed oggetti.

Le prime fotografie relative al corredo

Dalle prime fotografie al momento divulgate dagli scopritori della tomba di Matera si evidenziano, tra i principali oggetti del corredo, un cratere, vaso specificamente usato nei simposi per mescolare il vino con l’acqua e caratterizzato da una forma a “campana”, ed una brocca, forse un’oinochoe (vaso più piccolo in cui si conservava solo il vino), recante due figure rappresentate alle estremità di un bacile-fontana.

 

 

Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.