Misteriosi getti dall’asteroide BENNU: la NASA invia sonda ad indagare
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I pennacchi di materiale vengono emessi dalla superficie dell’asteroide BENNU, dal diametro di 500 metri e che è potenzialmente pericoloso per il nostro pianeta

La sonda OSIRIS-Rex inviata dalla Nasa ha rilevato getti anomali di materiale lanciato nello spazio. Gli esperti non riescono a trovare una spiegazione per il fenomeno, che al momento è un mistero inquietante.

Mistero nello spazio vicino

BENNU non è una cometa, non sembra cioè composto da ghiaccio e polvere, bensì appare un comune asteroide roccioso. Nonostante ciò, ha un comportamento che lo accomuna appunto alle comete, cioè la caratteristica emissione di getti gassosi. Questo fenomeno non è stato mai osservato in precedenza in associazione ai minuscoli oggetti siderali della classe degli asteroidi.

Missione mordace

Per dare una spiegazione all’anomalia, la stessa sonda che ha scoperto il fenomeno proverà a prelevare un “morso” di materiale dall’asteroide ed a portarlo sul nostro pianeta per analizzarlo. Si spera che nel materiale riportato sulla Terra ci sia la chiave per spiegare i getti di polveri e particelle di diametro maggiore lanciati nello spazio dalla superficie del “sasso spaziale”. La missione è portata avanti dalla sonda dedicata alla missione “Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer”, sinteticamente ribattezzata OSIRIS-Rex. La sonda è stata lanciata da Cape Canaveral con un lanciatore Atlas V 411 alle ore 00,05 del 9 settembre 2016. Il rendez vous con BENNU è avvenuto il 3 dicembre 2018, grazie anche ad una manovra di “fionda gravitazionale”.  Il prelievo di materiale dal suolo dell’asteroide avverrà in un modo innovativo. Non sarà un lander ad atterrare sul corpo celeste, ma estenderà un braccio robotico che strapperà un campione di regolite del peso di circa 60 grammi, sufficiente per le analisi. Allontanatosi da BENNU, OSIRIS-Rex comincerà il viaggio di ritorno verso la Terra, che dovrebbe raggiungere nel 2013.

Segnali di fumo dal cosmo

Il primo pennacchio di fumo è stato rilevato dalla sonda il 6 gennaio 2019 e nel corso dei successivi due mesi ne sono stati rilevati circa dieci. Il Professor Dante Laretta, investigatore principale della missione NASA e docente all’Arizona University, ha dichiarato: “La scoperta dei pennacchi è una delle più grandi sorprese della mia carriera scientifica”. L’attività “eruttiva” di BENNU sconvolge la concezione classica degli asteroidi come corpi celesti inattivi e privi di qualsiasi attività. Dalle prime ipotesi l’origine del fenomeno dovrebbe essere profondamente diversa da quella che genera un effetto simile sulle comete. In questo ultimo caso, infatti, i pennacchi sono generati dalla sublimazione del ghiaccio per effetto dei raggi provenienti dal Sole. Gli asteroidi generati all’interno del sistema solare dovrebbero essere privi di ghiaccio in superficie, tanto che la missione su BENNU è nata proprio per studiare le origini del nostro sistema solare ed i meccanismi della sua formazione.

Nebbia assassina e mini Lune?

Nessuno si aspettava getti di materiale dalla superficie dell’asteroide, tanto che gli scienziati responsabili della missione sono stati in profonda apprensione. La sonda dovrà avvicinarsi ad una spanna dal corpo celeste e il rischio che un improvviso getto di materiale possa danneggiarla è concreto.

Osservazioni successive dovrebbero aver dissipato i timori iniziali, tuttavia la cautela è d’obbligo. Le telecamere della sonda hanno permesso di comprendere che parte del materiale degli sbuffi viene effettivamente disperso nello spazio, ma una parte resta intrappolato in orbita attorno all’asteroide.

Proprio questo secondo fenomeno riveste particolare interesse per gli scienziati, in quanto potrebbe portare alla formazione di piccolissime “Lune” catturate dalla forza gravitazionale dell’asteroide.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.