Mobbing
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Mobbing lavorativo: in cosa consiste, quando viene applicato e come difendersi da una delle pratiche più scandalose del XXI secolo.

Mobbing

Con il termine “Mobbing” si intende una serie di pratiche vessatorie e di comportamenti negativi che minano il benessere psico-fisico di un individuo. Questo atteggiamento può essere indicato per più ambiti di riferimento, anche se il suo intento è nato per evidenziare gli abusi perpetrati in un contesto lavorativo ed è quello in cui soffermeremo.

In cosa consiste

Le azioni che fanno riferimento al mobbing possono essere varie e differenti, ma tutte debbono avere l’intento di discriminare e/o umiliare pubblicamente l’individuo mobbizzato. In particolare, pratiche come la diffusione di informazioni non veritiere, le umiliazioni volutamente rese pubbliche e tutti gli atteggiamenti che mirano ad infastidire ed indebolire il benessere del lavoratore.

Come difendersi

All’interno del complesso ordinamento legislativo italiano, sono presenti numerosi articoli sia nella Costituzione, sia nel codice civile e sia nel codice penale che possono essere usati come riferimento per proteggersi da questa scandalosa pratica. Nello specifico, nella Costituzione vi sono l’articolo 32 per la tutela della salute, l’articolo 35 per la tutela del lavoro e l’articolo 41 per le attività private che possono ledere alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità del soggetto lavorante.

Nel codice civile e penale

L’articolo 2043 del codice civile prevede l’obbligo di risarcimento per chiunque provochi un danno ingiusto e immotivato verso altre persone. Nell’articolo 2087, invece, si specifica che è obbligo dell’imprenditore tutelare l’integrità fisica e morale dei propri dipendenti. Infine, nel codice penale, in merito all’articolo 590, si possono associare le pratiche vessatorie del mobbing al reato di lesioni personali.

Sentenze di mobbing

Sono stati frequenti i lavoratori che hanno citato in giudizio i propri colleghi e/o superiori per ostacolare questa malsana quanto ridicola pratica. Tra le differenti tipologie di danno in cui possono essere raggruppati i disagi provocati da un atteggiamento vessatorio simile, vi sono danni biologici, danni morali, danni esistenziali e danni patrimoniali. Numerose sono state, fortunatamente, le sentenze in cui gli attuatori di mobbing sono stati condannati a risarcire il lavoratore mobbizzato.

Cosa è necessario

Per poter dimostrare di essere realmente danneggiati da una pratica simile, occorre ovviamente fornire tutta una serie di prove adeguate. Infatti bisognerà provare che il soggetto ha subito una serie di comportamenti vessatori in un arco temporale prolungato e volutamente resi pubblici. Esempi di questi comportamenti sono le critiche non costruttive reiterate e prolungate in un arco di tempo non breve che hanno reso, al soggetto in questione, una difficoltà ad approcciarsi al contesto lavorativo. Oltre ad atteggiamenti simili c’è anche l’obbligo, assolutamente non giustificato, di far compiere al lavoratore dei servizi non idonei alla sua mansione. In extremis, ed è probabilmente la cosa più subdola, c’è la falsificazione di informazioni al fine di porre il soggetto in questione in una situazione di disagio e sconforto.