musica e tecnologia
La musica e la tecnologia: Intervista a Salvatore Priore
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Una lunga chiacchierata che ci ha portato a capire quali sono i pro e i contro dell’influenza della tecnologia sulla musica, da chi fa della musica il suo lavoro e la sua ragion d’essere.

Qualche giorno fa abbiamo incontrato Salvatore Priore detto “Sasà” nella sua casa a Villaricca. In una piacevole e lunga chiacchierata, Sasà ha messo a nostra disposizione un’esperienza ventennale che lo ha portato a calcare i palchi di tutto il mondo, chiarendoci quale impatto hanno avuto la tecnologia e il progresso nel settore della musica e nella sua carriera.

“Lo scorso weekend a Napoli si è svolta la fiera del disco e della musica: con l’avvento della tecnologia la musica diventa sempre di più alla portata di tutti , ma a pagarne le spese è proprio il disco come supporto fisico, cosa ne pensi? “

“Ma vedi, un artista deve adeguarsi all’avanzare della tecnologia, non basta solo creare l’opera d’arte, ma bisogna capire qual è la strategia migliore per divulgarla. Basti pensare ai nuovi Mac o alle nuove auto che non supportano i lettori cd. Bisogna inoltre chiedersi a quale target sia rivolta la musica e in che modo questo tipo di pubblico potrebbe ascoltarla. Negli ultimi anni, ad esempio, la chiavetta usb diventa sempre più un supporto utile ed efficace. Certo il disco, o ancor di più il vinile è sinonimo di una maggiore qualità, ma la musica oggi non si ascolta più negli impianti hifi ; si ascolta con le cuffiette, dal telefonino, dal computer. Diventa allora improduttivo puntare su grandi produzioni, che sono sinonimo di grande lavoro e investimenti copiosi, al fine di creare un disco che verrà poi riconvertito per essere ascoltato da un computer, perdendo di qualità. Eventi come “la Fiera del disco e della musica”, chiamano a sé un pubblico di cultori, di veri appassionati; gli artisti che vi partecipano, distribuendo la loro musica ancora su cd o su vinile, scelgono di non sottomettersi a certe dinamiche di mercato, puntando a un operazione artistica a 360 gradi: la scelta della copertina ad esempio col messaggio che con questa si vuole trasmettere, è strettamente connessa al processo artistico; ma per far ciò bisogna rivolgersi a un grafico, e questo vuol dire altri costi; la tecnologia invece permette di minimizzare le spese, infatti sono aumentate le auto-produzioni, ma in queste spesso la qualità viene messa da parte.”

“Internet è diventato indubbiamente il mezzo principale per la diffusione della musica. Spesso però i prodotti più in vista sono quelli più mediocri. Come può l’ascoltatore muoversi all’interno di questo mercato? È possibile trasferire alle persone un ‘educazione musicale di qualità?”

“E’ una discussione che parte da lontano, oggi tocca a chi insegna musica educare le persone all’ascolto, sin da piccole. Certo diventa complicato; anni fa l’educazione alla musica giungeva dalle radio, dalle televisioni, in quanto questi erano media accessibili solo ad artisti di altissimo livello, e ciò permetteva di formare l’ascoltatore in un certo modo. In questo momento storico, soprattutto grazie al web, in Italia il movimento predominante è il rap, e purtroppo è un genere che attualmente viene spesso veicolato per trasmettere messaggi completamente sbagliati:  i soldi, il successo, il potere, divengono i valori di questa generazione, basta guardarsi intorno per accorgersene. Diventa sempre più difficile per l’ascoltatore allontanarsi da quella che è la musica di tendenza, ed approcciare ad altri generi. E questo perché quando fai scelte diverse in questa società sei portato a sentirti come una voce fuori dal coro, un pesce fuor d’acqua. Se prima la contaminazione di generi e di idee era una risorsa, ora diventa quasi una colpa. Ma attenzione, ciò non vuol dire che il rap sia sbagliato; fare questo genere (come tutti gli altri) diventa sbagliato quando un’idea non è mossa da verità, da un’esigenza, da una necessità di esprimersi. In ogni caso, la fortuna è incontrare sul proprio percorso una figura che ti istruisca, e a cui ci si possa affidare completamente. Bisogna partire dai bambini, passare  il messaggio fin da giovanissimi che la musica è una forma d’amore, di scambio culturale, di mescolanza etnica. Tocca quindi agli insegnanti in primis educare i propri allievi alla musica. Per fortuna in molte scuole oggi ci sono maestri virtuosi che dedicano ore all’ascolto di musica di qualità, facendo rivivere le varie canzoni Baglioni, Dalla, De Gregori, educando cosi al sentimento, all’aggregazione ed alla sensibilità .“

“Quali possibilità la tecnologia offre oggi  alla musica?”

“Oggi la tecnologia regna incontrastata. La differenza sta nell’usare la tecnologia non diventandone schiavo. Possederla senza esserne posseduto. Si può fare arte con la tecnologia, ma un conto è creare consapevolmente attraverso la tecnologia e un conto è utilizzare un prefabbricato. Anni fa l’elaborazione di un progetto richiedeva una serie di figure competenti che si riunivano attorno all’artista: dall’autore, al discografico al produttore. La tecnologia ha invece portato alla ribalta gli home studio: produzioni a basso costo che permettono di eliminare tutti questi ruoli. L’assenza di riferimenti impedisce però all’artista di turno di trovare un riscontro professionale in ciò che sta facendo; qualcuno, insomma, che lo indirizzi sulla retta via. La differenza sostanziale è che oggi esistono software che permettono di creare veri e propri puzzle:  si ha la possibilità di scegliere una batteria già suonata, o un basso o qualunque strumento si voglia, mettere insieme diversi disegni ritmici e cantarci sopra. Non basta però utilizzare prodotti già realizzati per avere un risultato di qualità: la differenza la fa chi ha davvero studiato la musica, chi ha la possibilità e le capacità di suonare, andando poi a registrare,  a mixare, facendo della tecnologia uno strumento ausiliare. Insomma c’è differenza tra saper suonare uno strumento e saper utilizzare un programma. In ogni caso alcuni software che utilizzo per produrre gli arrangiamenti possono essere molto funzionali, anche dal punto di vista didattico. Io che lavoro nel privato, ho la possibilità di registrare l’allievo, di mostrargli visivamente ciò che sta suonando. Si può quindi lavorare sulla precisione, sulla dinamica, sul tempo, non lasciando più questi concetti all’intuizione, ma rendendoli estremamente concreti. Certo anche in questo caso bisogna stare attenti e non affidarsi completamente alla tecnologia: ci sono software ad esempio permettono di avere in tempo reale uno spartito di ciò che si sta suonando; se da un lato è una comodissima opzione, dall’altro avvalersi completamente di questa possibilità ti scoraggia ad imparare a leggere la musica, a sapere esattamente ciò che stai eseguendo sullo strumento, in quanto questa fase richiede tempo e dedizione. Ma se non ci fosse il computer che faresti? E sempre necessaria una fase di studio, prima di approcciare alle possibilità che ti offre la tecnologia.“

“Tu che sei nell’ambiente musicale da ormai vent’anni, come hai vissuto l’evoluzione della tecnologia nella tua musica? Cosa puoi fare oggi rispetto a 20 anni fa?”

“Premetto che la tecnologia è stata per me fondamentale. Oggi posso avvalermi della collaborazione di artisti di ogni parte del mondo, servendomi di una comunicazione virtuale incredibilmente rapida. La possibilità di far recapitare file, produzioni o interi progetti, non essendo fisicamente sul posto, è qualcosa che vent’anni fa era impensabile. I tempi vengono accorciati radicalmente. Oggi io posso avviare una completa collaborazione con un artista dall’altra parte del mondo senza mai incontrarlo, in tempi brevissimi. Ritengo che questo sia un aspetto straordinario. Inoltre chi in questo momento fa musica è enormemente avvantaggiato. Si pensi semplicemente alla fase di studio di una canzone: oggi su youtube hai la possibilità di ascoltare un pezzo quante volte vuoi in modo velocissimo, di rallentarlo, di smembrarlo e accedere ai files singoli di quella produzione. Insomma hai una vasta gamma di operazioni a disposizione per sapere esattamente cosa sta accadendo in un pezzo, e in maniera rapidissima. E pensare che 20 anni fa era impossibile trovare anche solo gli spartiti delle canzoni. I brani si ascoltavano su cassetta, facendo avanti e indietro sullo stereo e decifrando a orecchio tutta la canzone; insomma era un’impresa! Ricordo che a 11 anni imparai “Pianofortissimo” di Carosone, impiegai circa 2 anni e mezzo. Oggi con un midi file sarebbe possibile vedere tranquillamente tutte le note utilizzate e sapere esattamente cosa succede nella canzone; per non parlare degli spartiti o di tutti i tutorial su youtube. Insomma le possibilità oggi per chi vuole  fare musica , sono infinite.”

“Quanto la utilizzi e quanto ti aiuta la tecnologia nelle tue produzioni?”

“Io personalmente cerco di utilizzare la tecnologia sempre come un supporto, dosandone sempre l’uso. È ovvio che per produrre un arrangiamento devo avvalermi di software, certo scrivendo sempre prima ciò che andrò ad arrangiare, fermando le idee e andandole a mettere insieme. La tecnologia ti aiuta enormemente in questo: se ad esempio penso di scrivere una parte solo per archi o per fiati, normalmente avrei bisogno poi dei musicisti che suonano concretamente ciò che ho ideato, per verificare la valenza dell’idea. I software, che riproducono i suoni degli strumenti, permettono di ovviare a questo problema, riducendo i costi e i tempi. Nella produzione finale poi ovviamente la differenza tra l’utilizzare un plug-in e uno strumento reale esiste: lo strumento aggiunge vari elementi come il fruscio,  e un’ umanità da cui non credo sia un bene distaccarsi; l’uomo vince sulla macchina, ma dipende sempre dal risultato che vuoi ottenere. Ritorniamo però al discorso di utilizzare consapevolmente un software. Se non sai quello che stai facendo l’esito è quasi sempre mediocre e il riscontro del pubblico te lo conferma: conosco artisti con centinaia di dischi all’attivo ma con pochissime copie vendute. “

“A questo proposito, credi ci sia meritocrazia sul web?”

“Il web oggi diventa un traguardo illusorio. Spesso l’arte è messa da parte e l’artista diventa il front-man di un’operazione di marketing. Artisti con milioni di visualizzazioni fanno zero persone ai concerti. Perché accade questo? Perché un conto è emergere per la tua arte e un conto è essere parte di una strategia di mercato. Insomma spesso questi artisti di tendenza sono solo la punta dell’iceberg. Conta molto di più quello che hanno dietro, quello che non si vede. Certo il web offre la possibilità di conoscere, di approfondire la musica; ma, per esperienza personale, la fase di ricerca avviene sempre in seguito a esperienze di vita concrete. Il contatto umano è essenziale; per questo i ragazzi dovrebbero passare meno tempo su youtube e andare ai concerti, per strada, per non imbattersi sempre nelle stesse dinamiche di internet e vivere sulla propria pelle esperienze che ti portano poi ad avere un bagaglio culturale ed emotivo incredibile.”