Nanga Parbat
Nanga Parbat
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La scalata sul monte Nanga Parbat è finita per costare la vita ai due alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard.

Nanga Parbat

L’impresa, tragicamente non riuscita e che si è conclusa nel peggiore dei modi, vedeva i due alpinisti Daniele Nardi, originario di Sezze, e di Tom Ballard, inglese ma con residenza a Torino, scalare la vetta che si trova in Pakistan in pieno inverno il celebre Nanga Parbat. Un’idea che è risultata azzardata ai più, ma che per gli esperti del settori è stata una vera follia cui, il destino, ha voluto mestamente dare ragione.

Le parole di Messner

Reinhold Messner, sicuramente tra i più celebri scalatori, famoso e ricordato per aver tentato ed esser riuscito a scalare la vetta dell’Everest senza l’ausilio di ossigeno artificiale, aveva espresso il suo pensiero completamente contrario all’alpinista laziale, affermando che, secondo lui, la scalata del Nanga Parbat in inverno, salendo dallo sperone Mummery, fosse una stupidata ed inutilmente rischioso. Infatti, stando alle parole di Messner, “anche se l’alpinismo è arte, gli azzardi devono essere gestiti per non incorrere in simili tragiche fatalità”. Non possiamo che essere più d’accordo.

Le parole di Nardi

L’alpinista di Latina, che lascia una moglie ed un figlio di pochi mesi, aveva 42 anni ed aveva già tentato numerose imprese “impossibili”, come scalare l’Everest e raggiungere la vetta del K2. Le sue ultime parole, prima di partire per la spedizione che si è portata la sua vita, sono state le seguenti: “Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso. E se non dovessi tornare il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti, non arrenderti! Datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea… vale la pena farlo“.

Ricerche interrotte

Il giorno 9 Marzo 2019 sono state interrotte le ricerche dei due. Gli scalatori non davano notizie dal 24 Febbraio e due sagome, che sono poi state identificate come i corpi senza vita dei due, sono state ritrovate a quasi 6.000 metri d’altezza, sul punto che risulta essere più pericoloso di tutta la salita. I corpi, date le pessime condizioni atmosferiche, non potranno essere recuperati e rimarranno, almeno fino alla stagione estiva, lì su quella montagna che oltre alla loro vita, sembra volersi tener stretta anche le loro spoglie.