Nanotecnologie sperimentate con successo per la conservazione di reperti ossei (fonte Clarusonline)
adv

Le nanotecnologie sono state sperimentate in maniera assolutamente efficace e sorprendente in un contesto archeologico della Campania

Si tratta di una necropoli, collocata nel comune di San Potito Sannitico e risalente a circa 3 secoli fa. In questo complesso, alcuni test legati all’uso delle nanotecnologie hanno determinato eccellenti risultati sul piano della conservazione dei reperti bioarcheologici.

Un convegno su beni culturali e nanotecnologie a Roma

Gli esiti positivi di tale interessante esperimento sono stati divulgati nell’ambito di un convegno di studi, intitolato “Nanotecnologia, Scienza e Conservazione – Beni Culturali ed Innovazione Tecnologica”, tenutosi nella giornata di ieri a Roma, presso la Biblioteca Casanatese. Il contesto archeologico di una necropoli, a San Potito Sannitico, presentava alcune problematiche in merito alla conservazione dei reperti organici (teschi, ossa) contenuti nelle varie deposizioni.

“Si è trattato di una scoperta scientifica di grande interesse – ha affermato nel convegno di Roma Antonio Della Valle, antropologo ed odontologo forense del Dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Pavia – Nel caso di San Potito Sannitico, mentre studiavamo questi reperti analizzando, tra l’altro, importanti dati che ci venivano da questi ritrovamenti come le patologie del tempo, è sorto il problema della loro conservazione. Vi era la necessità di non utilizzare materiali che fossero ‘coprenti’ e ne alterassero le caratteristiche, impedendo poi uno studio più approfondito in seguito”.

Soluzione ad un problema molto delicato

A fronte di un problema particolarmente delicato, dunque, l’equipe di lavoro presso la necropoli di S. Potito Sannitico è riuscita a trovare una soluzione assolutamente inedita, andando ad operare nella dimensione dei nanomateriali. Con l’aiuto di Sabrina Zuccalà, Direttrice del Dipartimento di Nanotecnologie della società 4Ward360, i reperti ossei, una volta portati in laboratorio, sono stati sottoposti ad uno speciale trattamento che ha permesso di mantenerne inalterate le caratteristiche chimico-fisiche: “Abbiamo predisposto dei protocolli di sperimentazione – ha poi proseguito Della Valle – che abbiamo utilizzato in ambito museale e anche antropologico forense, per tutelare con queste tecnologie questi reperti. In seguito le applicheremo sui resti derivati dalle necropoli romane del I secolo d.C. in una quarantina di tombe (scoperte sempre nella provincia di Caserta)”.

Nanotecnologie e conservazione dei beni culturali: un binomio, oggi, possibile (fonte Meteo Web)

“Non c’è dubbio – ha poi concluso Della Valle – che le nanotecnologie possano rappresentare per l’Italia e per il mondo, una soluzione adeguata per preservare queste testimonianze di grande importanza storico culturale. Inoltre stiamo facendo altri test perché probabilmente questo è l’unico materiale che permette di lasciare inalterato il dna, consentendoci, di effettuare approfondimenti di ricerca in futuro”.

Zuccalà: nanotecnologie per conservare i beni culturali italiani

Nel convegno di ieri a Roma, era presente anche Sabrina Zuccalà, la quale ha sottolineato l’importanza che le nanotecnologie possono rivestire per la conservazione del patrimonio culturale del Belpaese: “La materia della sicurezza legata al patrimonio dei Beni culturali al giorno d’oggi è alquanto complessa e specialistica, richiede tanta professionalità, aggiornamento continuo e ricerca. L’Italia è uno dei paesi che hanno maggiori Beni culturali e opere artistiche e scavi archeologici – ha evidenziato Zuccalà – Molti di questi, però, versano in condizioni non ottimali, e devono essere preservati; per questo riteniamo sia fondamentale investire in formazione sulle nanotecnologie per creare nuove figure professionali che possano utilizzare i nano materiali”.

Necessaria una sinergia tra gli “attori” della conservazione

Infine, secondo la Direttrice del Dipartimento di Nanotecnologie di 4Ward360, per attuare una valida strategia di difesa del patrimonio culturale, è necessario che tutti i cosiddetti “attori” collaborino al meglio tra loro:” In sinergia con diverse Università e Enti istituzionali cercheremo di realizzare corsi che possano formare i nuovi esperti e così potremo rilanciare l’occupazione e anche il turismo”.

Avatar
Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.