Carcere
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Un detenuto, accusato di omicidio, in fuga a Napoli dopo l’evasione dal carcere; per gli inquirenti è un “soggetto pericoloso”

 

Un detenuto di origini polacche, di nome Robert Lisowski, è evaso nella giornata di ieri, domenica 25 agosto, dal carcere di Poggioreale a Napoli. Utilizzando semplicemente delle lenzuola legate tra loro per ottenere una corda, il 32enne sarebbe riuscito a oltrepassare il muro perimetrale del penitenziario dal lato di via Francesco Lauria, adiacente al Centro Direzionale. Sono attualmente in corso ricerche a tappeto da parte delle forze dell’ordine, che hanno immediatamente diramato l’allerta.

 

Centro Direzionale

Dinamica della fuga

Lisowski, recluso da più di un anno, aveva partecipato alla messa domenicale insieme ad altri duecento reclusi dell’istituto penitenziario. Pare che al termine della funzione religiosa, abbia messo in atto il suo piano secondo dinamiche ancora da precisare. Ciò che gli inquirenti stanno tentando di chiarire riguarda la sparizione delle lenzuola che Lisowski ha utilizzato per evadere e come nessuno si sia accorto di questo dettaglio importante. A lanciare per primo l’allarme, sarebbe stato un passante che ha visto l’uomo arrampicarsi con una fune e lanciarsi di sotto, facendosi male durante la caduta. Immediatamente si è udito il suono delle sirene all’interno del carcere ed è stata attivata la caccia all’uomo.

 

Mancanza di personale addetto alla vigilanza

Una vicenda assolutamente unica per il penitenziario di Napoli, che in cento anni di storia non aveva mai conosciuto un episodio simile. Le forze dell’ordine hanno subito fatto sapere che il fuggitivo, arrestato per omicidio nel dicembre 2018, sarebbe un soggetto pericoloso. Nel frattempo saranno visionate le telecamere di sorveglianza e interrogati i compagni di cella del detenuto, che fino ad ora si sono dichiarati ignari delle intenzioni del pregiudicato. In merito alla vicenda si è espresso il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello.La questione non è solo di numeri, vale a dire della necessità di aumento degli agenti di polizia penitenziaria, pur necessario e doveroso dopo anni di promesse, ma di rimotivazione di questi operatori, stanchi, demotivati e, per una larga parte, anziani, impegnati in un lavoro difficile e complicato”, queste le sue parole