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Comprensione del contesto

Se vogliamo costruire un percorso efficace, ed ambire ad  una proficua produttività, dobbiamo prefiggersi di cosa hanno bisogno i nostri interlocutori. Superiori, dipendenti o utenti non fa nessuna differenza: importante è che la proposta trovi fondamento su  una soluzione, senza imbattersi in situazioni improduttive e contrastanti.

Generalmente chi rifiuta tale punto di vista non aspira a crescere, ma tende solo a salvaguardare la propria posizione, impedendo agli altri di emergere.

 

E’ storia vecchia che una intelligenza  scadente, raggiunto un ruolo di potere, tende a circondarsi da figure mediocri, fondamentalmente aduse ad ubbidire senza curarsi di tutto quello che accade intorno. Così facendo non si avvertono i pericoli, non si comprendono gli errori e, dunque, non si interviene.

Fenomeni diversi , ma analogie esemplificative

Se si dovessero soccorrere feriti e, perfino, moribondi vittime di un cataclisma naturale, credo che la prima cosa da dover fare sia badare alla loro salvezza, provvedendo, evidentemente, a curarne le gravi conseguenze. Dalla salute, alla collocazione; dalla considerazione delle perdite, alla salvaguardia del futuro che li attende; dalle cognizioni di vita cui erano adusi, alla conseguente variazione di connotazioni.

Insomma, per farla breve, al di là del contesto, assoluta precedenza alle persone. In tutto e per tutto. Immaginiamo, solo per  mero esempio, di dover fronteggiare una catastrofe abbattutasi su una costruzione civile; una valanga, un sisma, un accidenti qualunque. Le forze preposte intervengono per portare aiuto ai coinvolti. Si provvederà, imprescindibilmente, a scavare tra le macerie alla ricerca di feriti, si porterà aiuto agli sfollati, si dovrà trovare adeguata soluzione alla sopravvivenza di ciascuno.

La costruzione in argomento era molto grande e la zona ad alta densità abitativa; si è dovuto provvedere – per motivi precauzionali e per evitare rischi – a evacuare anche altre abitazioni viciniori, ugualmente assai corpose di risorse. Abitanti, commercianti con negozi coinvolti nel disastro; un dramma umano, sociale ed economico.
Il quadro circostanziale è assai sciagurato, bisogna agire su più fronti e in fretta.

Invece succede che i soccorritori si soffermano sullo studio di eventuali abusi edilizi in appartamenti; altri esperti focalizzano l’attenzione sul fatto che, all’interno della costruzione, si trovavano agli arresti domiciliari alcuni esponenti malavitosi; un gruppo di navigati urbanisti, contemplano come le arterie di accesso e di uscita, relative alla zona, sono non adeguate alla sicurezza;  una moltitudine di sedicenti conoscitori di competenze, atte alla ripartenza della zona devastata, si immobilizza su svariate tematiche di cui, i poveri malcapitati, non comprendono ostacoli circa la messa in atto.

La vita, in quella scena angosciosa, è ferma; proclami e promesse, propagande e annunci, comunicazioni e provvedimenti.
Ma i fatti languono e la crisi è ormai irreversibile.
Però ci sono le menti eccelse, niente paura. Burocrazie in quantità industriali, idee confuse e senza riscontro, risultati assai scarsi.

Definizioni in alto mare

Passano i giorni, le settimane, i mesi; ciò che doveva accadere non succede, quello che era stato annunciato si è dissolto, contezza della situazione assai scarsa.
La costruzione, in argomento, continua a pagare le conseguenze del devastante episodio, gli abitanti sono sballottolati tra provvedimenti e ordinanze, le attività commerciali nulla di preciso sanno.

Solo fumo senza arrosto. I soli ad essere di supporto medici, infermieri e personale sanitario accorsi sul posto ed al lavoro ininterrottamente; associazioni e solidarietà in un connubio di rilievo che cerca di portare sollievo. Per il resto abbondanti razioni di aria fritta.
Quasi verrebbe da suggerire, agli sventurati implicati, di azionare una “leva sociale”; chiedere ai vari interlocutori – fornitori, esattori di utenze, proprietari di immobili locati, creditori vari – di avere pazienza. Appena “quelli dei piani superiori” avranno capito lo stato dell’arte, saranno tutti soddisfatti.

Ci sono speranze circa la continuità di usufruire acqua, luce, gas, telefono, esoneri dal pagamento di gabelle e di altri ed eventuali costi?
Ci sono credibili attese di casse integrazioni corrisposte e di ammortizzatori sociali consequenziali?
Capisco che è un discorso “terra terra”, ma “lor signori” vorranno avere la compiacenza di scusarmi, dalla parte del “Popolo” ha sempre fatto freddo, ma in questo momento si gela.

Prima che il caldo irrompa da vampate di rabbia, datevi una regolata; se l’imbarazzo non ancora ha pervaso la dignità, almeno siate realisti e divulgate le verità.
La “fasi” non si mangiano e neppure alleviano decadenze senza fine; tutti ormai sono, oltremodo, sfasati.

Auguri a noi.

Raimondo Miele