Nasce FairCoin, la criptomoneta equa e solidale

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“Speculatori di tutto il mondo, unitevi!”. E in risposta: “Un altro Bitcoin è possibile”. No, non siamo impazziti, né intendiamo essere blasfemi. Ma il tempo passa e se è vero che la lotta di classe cambia le sue forme ma non sparisce, è anche vero certe vecchie massime sono ancora valide, se attualizzate a ciò che ci accade intorno.

Succede quindi che nella immensa galassia delle criptomonete, valute elettronica che da qualche anno hanno attirato le attenzioni dei più grandi speculatori finanziari, trova anche spazio qualcosa che potremmo definire “equo e solidale”, una risposta etica al gettone che sta facendo impazzire i mercati di tutto il mondo.

Si chiama FairCoin (dall’inglese “fair”: “giusto”), e costituisce una delle novità più interessanti del mondo delle criptovalute, la cui nascita muove proprio dalla consapevolezza delle enormi opportunità, ma anche dei rischi, che l’espansione mondiale del Bitcoin trascina con sé.

In effetti, la stessa idea del Bitcoin non nasce come un’idea speculativa, anzi, ha come presupposti una serie di elementi condivisi con quella che si potrebbe definire l’“etica hacker”. Il primo è la decentralizzazione, ovvero la possibilità di non dipendere da nessun ente centrale, come può essere un governo oppure una banca statale: chiunque può “produrre” criptomoneta, tutto ciò che serve è un computer, una rete internet e un apposito software. Il secondo è la non inflazionabilità: esiste infatti un numero massimo (ventuno milioni) di gettoni che si possono mettere in circolazione, elemento fondamentale per impedire operazioni di svalutazione controllata attraverso la stampa di nuova moneta. Il terzo è l’anonimato, punto chiave del cripto-mondo, centrale proprio perché serve a tutelare la privacy delle persone, con l’intento – per esempio – di impedire prelievi forzosi o blocco di conti a scopo punitivo (nel caso, giusto per dirne una, di repressione per fermare proteste contro governi dittatoriali o particolarmente rigidi in materia di censura web).

È naturale che (fatta la legge trovato l’inganno…) qualsiasi strumento che nasce con le migliori premesse può degenerare se utilizzato dalle mani e nelle modalità sbagliate. Così, evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco, mercanteggio di armi e droga sembrano purtroppo essere entrati dalla finestra anche in questo ambito. Se, però, queste, sono attività che – ahinoi – appartengono alla nostra quotidianità ed esistono bel al di là della loro presenza nel mondo delle criptomonete, ci sono altri tipi di problemi che negli ultimi mesi sono stati evidenziati da alcuni analisti, ricercatori ed attivisti. Uno di questi è l’insostenibilità ecologica delle criptomonete. Se è vero che per minare ei Bitcoin basta un computer e una connessione, è anche vero che con il passare del tempo la potenza di calcolo che serve a tirare fuori nuove monete aumenta esponenzialmente, e con essa la produzione e il consumo di energia elettrica. L’altro, ancora più importante, è il fianco che il Bitcoin presta alla speculazione finanziaria, avendo un valore estremamente variabile, che nel corso di questi mesi è schizzato su e giù con oscillazioni di migliaia di dollari in poche ore.

Una risposta a questo genere di problemi arriva oggi appunto da FairCoin, il cui gruppo fondatore si è interrogato a lungo sulle questioni della sostenibilità energetica e del rischio speculazione. Rispetto alla prima questione, la soluzione è stata individuata in una nuova modalità di validazione capace di sostituire la Proof of Work di Bitcoin. Si tratta della Proof of Cooperation, una metodologia che non si basa né sul mining né sulla competizione, ma sulla collaborazione tra i nodi. A differenza del Bitcoin, inoltre, il FairCoin è pre-minato, questo vuol dire che la quantità massima di gettoni è già stata prodotta e distribuita. La cifra si aggira intorno ai cinquanta tre milioni di monete.

Rispetto ai rischi speculativi la risposta etica di FairCoin è ancora più interessante. La moneta adotta infatti la strategia della crescita controllata, il che vuol dire che il suo valore cambia, rispetto alle valute a corso legale e rispetto all’intera galassia delle criptomonete, in modo controllato, e non in virtù dei capricci o delle strategie del mercato finanziario. Un valore che – caso unico al mondo – viene stabilito democraticamente dagli stessi utilizzatori, in un inedito e radicale esempio di “sovranità monetaria”, naturalmente impossibile per qualsiasi tipo di altra valuta.

È chiaro che fino a questo momento le attività e i servizi in cui si utilizzano i FairCoin sono legate a un circuito e a un’area sociale che si pone il problema della sostenibilità, dell’equità e della responsabilità da un punto di vista finanziario. Ma la moneta è in forte crescita e sta entrando in mondi anche apparentemente lontani, aprendo le prospettive per una concezione alternativa del cripto-mercato, che in un certo senso potremmo definire, parafrasando una espressione molto in voga qualche anno fa, “equa e solidale”.