robot
umanoide..
adv

Si chiama Digital Shaman Project, viene dal Giappone ed è stato progettato per aiutare le persone ad elaborare il lutto

Vengono i brividi solo a pensarci, eppure, è realtà. Dall’alba dei tempi l’uomo cerca l’elisir di lunga vita, e se non riesce ad ottenerlo, allora la tecnologia gli tende una mano per assicurare alle nostre debolezze, una simulazione d’eternità.

Digital Shaman Project

Il progetto è stato denominato Digital Shaman Project, il robot sciamano, e nasce dall’esigenza di addolcire per coloro che restano, il viaggio di sola andata dei propri cari verso l’aldilà.

robot3

Il Ceo Etsuko Ichihara racconta di aver pensato al robot al momento della dipartita di sua nonna. L’imprenditore giapponese era così legato alla propria cara, da voler ideare un modo per tenerla con sé ancora pero un pò, ed abituarsi gradualmente alla sua scomparsa.

Come funziona il robot

L’automa riesce a replicare in maniera estremamente simile i comportamenti della persona defunta. Ma come? Passando con essa i suoi ultimi mesi di vita. In questo modo il robot riesce ad assorbirne a e simularne gli atteggiamenti, le emozioni e il modo di parlare.

Certo non sarà mai una copia perfetta ma i risultati sono prodigiosi. Viene inoltre installata una maschera 3D sul volto dell’androide che replica esattamente quello del caro scomparso, a rendere il tutto ancora più reale. Lo sciamano ha una “batteria vitale” di 49 giorni.

robot 2
il volto di un uomo..

Etsuko Ichihara ci tiene infatti a sottolineare che il robot non deve sostituire la persona morta o gli esseri umani vivrebbero un’eterna illusione. Il suo compito è solo di aiutare le persone nell’elaborazione del decesso, per poi lasciarle a poco a poco, dopo che hanno acquisito una maggiore consapevolezza del luttuoso evento.

Un salto nel passato

Simili esperimenti sono stati effettuati sia nella fantascienza che nella realtà. Gli appassionati ricorderanno la serie “Black mirror” negli episodi di “San Jupitero” (quarta puntata, terza stagione) o “Torna da me” (prima puntata, seconda stagione) o ancora i quadri a vita breve di Hogwarts in Harry Potter.

Mentre tornando alla vita reale ricorderete gli ologrammi creati ad omaggiare i grandi come Amy Winehouse e Michael Jackson.

Michael Jackson..
Michael Jackson..

Passando poi al mondo dei social esistono già da tempo le chatbot, che vanno a simulare le conversazioni di un tempo delle persone defunte. Il software analizza i post e le chat di un individuo, generando così un avatar che va a replicare i toni e le risposte di questi, una volta scomparsi. Su diverse community inoltre è possibile addirittura nominare un successore virtuale che erediti il proprio account in caso di prematura scomparsa.

In conclusione, astenendoci dal dirvi cosa può essere giusto e cosa sbagliato, è chiaro come l’uomo cerchi di continuo di replicare e perpetuare la propria o l’altrui esistenza, ma, parafrasando un noto filosofo napoletano: “molti studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla”