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Mai più scomodi touch screen per gli smartphone, sarà possibile parlare per raggiungere ogni sito

Dal creatore del browser open source, un progetto innovativo e stimolante

Ci voleva Mozilla per dare una scossa al mercato sonnecchiante dei browser per smartphone. Dopo anni di mancanza di innovazione, ecco un progetto che promette di dare slancio e semplicità alla navigazione quando non utilizziamo un computer tradizionale. I creatori di Firefox stanno immaginando un futuro dove l’interfaccia tra l’uomo e il computer sia costituita esclusivamente dalla voce umana.

Il progetto SCOUT

Questa nuova vision è stata resa pubblica a San Francisco durante una recente convention della comunità degli sviluppatori di software Open Source. A prestare la voce all’azienda della volpe di fuoco è stata l’ingegnere Tamara Hills, che ha illustrato gli highlights del progetto denominato SCOUT.

La voce dell’utente attiva l’applicazione che in fin dei conti appare per ora come gli assistenti personali digitali del tipo Siri e Alexa, rispettivamente di Apple e Amazon.

L’estensione prevista però andrebbe oltre e consentirebbe di controllare localmente tutte le funzionalità del browser, innescando una escalation della comunicazione vocale con gli apparati tecnologici, fino alla eliminazione delle interfacce più retrò.

In effetti questa è l’estremizzazione del sentiero tracciato dalla precedente generazione di assistenti vocali digitali, promettendo però di liberare gli utenti di smartphone e, soprattutto di smartwatch, dalla necessità di toccare in alcun modo i dispositivi.

Questa utility non è una semplice evoluzione, ma, se concretamente realizzabile, rappresenta effettivamente una nuova modalità di interazione tra uomo e tecnologia, soprattutto se proiettata nell’internet everywhere e nell’informatica pervasiva che i costruttori ci assicurano oramai imminente.

Benvenuto SCOUT, che il futuro sia con te

Applicazioni di domotica, apparati di ascolto casalingo, sensori in auto e, tra poco, anche indossabili, necessitano di nuove modalità di attivazione e di interazione che non prevedano ingombranti mouse, tastiere, touch screen, ma siano eterei così come impalpabile è l’idea di connessione perenne e totale, avvolgendo la mente dell’utente oltre che il suo corpo tangibile.

Questo nuovo approccio ha anche un risvolto etico, perché consentirebbe l’utilizzo della tecnologia digitale a chi ha disabilità visive o motorie e allo stesso tempo anche di abbassare i costi degli apparati riducendo le necessità di hardware aggiuntivi e costosi come i touch screen.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.