Covid-19
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Eliminare le negligenze, sotto ogni aspetto

Nella “Grande Distrazione” che ci avvolge, un po’ tutti sembriamo aver perso la bussola. Credenti che ignorano il senso della solidarietà cristiana, laici smarriti che confondono l’estraneità (ottima) alla dimensione dogmatico-confessionale con la lontananza (pessima) da un necessario percorso di ricerca di senso, di umanesimo agnostico, di crescita spirituale e interiore.

Un decadimento generale; un impoverimento chiaro. Ci illudiamo che un iperattivismo senza senso possa connotarci di qualità e quantità, ma alla fine ci rendiamo conto che i sistemi possono cedere e, di conseguenza, la sottovalutazione prendere il posto della prevenzione.

Nessuna previsione azzeccata, ma i dati erano chiari; i ritardi sono fatali e le fragilità vengono a galla. Come i nodi al pettine.

Sanità territoriale non solida, al punto da non evitare il sovraffollamento nosocomiale e, di conseguenza, ostacoli insormontabili. Forse troppo privata per arginare un dramma pubblico?

Un ricorrersi di dati e numeri avulsi da ogni certezza.

Errori e rimedi

Tra i tanti errori che, inevitabilmente, si commettono è necessario capitalizzare, anche se in modo approssimativo, qualche positività.

Mi pare di capire, ad esempio e secondo il mio modesto e limitato comprendonio, che quanto più si ritiene indiscutibile l’intelligenza di un uomo, tanto più è probabile che ci sia qualche problema di “fanatismo” nella massa. Certo l’entusiasmo è sempre un aspetto positivo, ma, a volte, stride in maniera assai “cacofonica” con la realtà dei fatti.

Fatti drammaticamente veri e sotto gli occhi di tutti o, almeno, di chi vuole e riesce a vederli.

Esistono strumenti social,  di cui ci serviamo, che ritengo, a torto o a ragione non saprei, qualcosa con cui “pariare” con amici, conoscenti e persone che, in qualche modo, hanno con noi intrattenuto un qualunque minimo rapporto di educata e simpatica cordialità.

Il “pariare” in argomento è di certo esteso a relazionarsi e informarsi. Tuttavia, non si può negare che taluni di noi si “trastullano” nel “notiziarci” di gite, eventi, fatti, accadimenti, viaggi, escursioni, passatempi ed iniziative di una certa mondanità che, nel complesso, denotano anche, per fortuna di coloro che possono, una certa “propensione al consumo” (cfr. un qualunque testo di economia politica).

Orbene, fermo restando libertà assoluta di pensiero e di parola, mi chiedo, sempre più spesso, se coloro che tanto osannano, oggi, “intelligenze superiori”, sono consapevoli che ci potrebbe essere qualcuno cui non piace molto essere considerato un cervello passivo. Ho la sensazione come se si stesse giocando con il risultato, speriamo positivo, di investimenti improvvisi sul mercato dei derivati, oppure come fossimo seduti davanti ad una slot machine, sperando nella combinazione vincente.

Speranze con scarse cognizioni

Dove sta l’intelligenza superiore? Certo si confida – tante volte senza nessun riscontro – nel fatto che qualunque cosa possa accadere, esista sempre  un alibi. Di tempo, di scelte e di uomini.

Insomma, il buon “osannato” sta in una botte di ferro, senza che nessuno possa nulla.

Poi, d’improvviso, arriva un fenomeno imprevisto e drammatico che scopre i difetti e, così,  prende piede la famosa “Livella” del Principe de Curtis.

Un argomento non molto gradito, ma del tutto appropriato.

E’ necessaria un’attenzione alta e senza distrazioni; ci vuole buon senso, senza appartenenze politiche e senza alcun riferimento ad interessi diparte.

Incognite e polemiche continuano ad imperversare, ma di idee chiare poche; disparità di vedute e azioni in ordine sparso.

Esperti sfusi e a pacchetti, riuniti in più raggruppamenti di forza, ma l’economia langue, la Comunità è allo stremo e l’orizzonte è plumbeo.

Meno litigi, più chiarezza e, come sempre, auguri a noi.