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Un’estate di tenzone elettorale

Generalmente la politica è intercettare il dissenso, conquistandone l’avallo a favore del proprio programma. E’ una pratica antica che si perpetua ad ogni elezione. Non necessariamente di natura politica; anche una scelta afferente ad una semplice rappresentanza, in seno ad un insignificante contesto partecipativo, è connotata dall’interesse di chi aspira.
Già! Il programma; ancora latitante, in tutte le parti in causa.

La logicità, fino ad oggi rilevata, è appannaggio di menti, uniformate al lavoro iniziato, portato avanti e che, quindi, vorrebbero continuare, anche in considerazione degli apprezzabili e riconosciuti obiettivi raggiunti.
Se il contesto in argomento è una tornata elettorale, siamo davanti ad una vera e propria battaglia, senza esclusione di colpi. Si passa da conflitti su scala nazionale a interessi territoriali; da alleanze concordate a disparità di vedute locali; da litigi tra coalizioni a concessioni su nominativi indicati.
Insomma, sempre e comunque, una convergenza basata su divergenti opinioni, ma necessariamente confluenti in un solo, esclusivo, fine. Quello dell’accaparramento degli spazi e delle poltrone, a scapito di figure non gradite, nella corsa allo scranno.
Si arriva, finanche, a calcolare se un’eventuale sconfitta – seppure scontata e già preventivata – non dovesse apportare male minore, per gli interessati, rispetto ad una affermazione che li vedrebbe, gli stessi interessati, costretti a sloggiare con baracche e burattini.

Con il tempo, tale fenomenologia si è acuita; è diventata, in pratica, una vera e propria strategia. Senza età, senza tempo e, forse, sovente senza neppure contegno.

Le contingenze

I tempi della politica sono estremamente cangianti; ciò che al momento è ritenuto impossibile potrebbe, nelle prossime ore, divenire inaccettabile per, poi, approdare ad essere ritenuto oggetto di serie riflessioni.
Queste ultime, quindi, comportare una ulteriore disamina della faccenda in argomento e, di conseguenza, esigere una ricomposizione della frattura dialettica e degli equivoci scaturiti, da errate interpretazioni. Tra qualche giorno, dunque, quello che era ritenuto irrealizzabile si tramuta in un accadimento ineluttabile.
Su cosa si è discusso? Semplicemente sulle convenienze, circa posizionamenti e traguardi da raggiungere. Tutto qui.
E’ successo e, certamente, potrà riaccadere.
D’altra parte, tanto per restare nella nostra realtà, ad inizio anno certi risultati – ritenuti oggi scontati – non erano neppure ipotizzabili. La pandemia ha completamente mutato gli scenari.

Dislocamento sul campo

Da quando non esistono più i partiti – quelli intesi come luogo di aggregazione e di convergenze di ideali – la situazione è continuamente degradata; non una visione basata sul futuro delle esigenze, non una concezione di analitico concepimento, circa le priorità da perseguire. Un continuo, incessante, caotico, appello al consenso, per utilizzarne i favori seguenti.
La coerenza, la lealtà ed i motivi delle scelte, utilizzati univocamente per la derisione e la contestazione.
Padri nobili”, assoluto patrimonio per eventuali crescite di futuri virgulti, impegnati ancora ad essere perni su cui dover far leva, una volta raggiunto il fine, per sistemare e canalizzare proprie ambizioni; di contro, rampolli, cresciuti all’ombra di una qualche reminiscenza ideologica, impegnati in imbarazzanti cambi di casacca, compresi, in verità, solo da chi, evidentemente, non ha memoria storica.
Per il resto, una continua lotta, con annunci e proclami; mosse strategiche e giochini di prestigio.