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Nella classifica della “mappa dell’odio” ai primi posti donne, migranti, musulmani ed ebrei

E’ stata pubblicata la quarta edizione della “Mappa dell’Intolleranza” (o odio) da Vox- Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, la Sapienza di Roma, l’Università di Bari e il dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano. Dati preoccupanti analizzano la situazione italiana sull’hate speech online, gettando luce sulle diffusissime forme di violenza verbale che si scatenano quotidianamente sui social network.

I risultati emersi

Lo studio effettuato ha esaminato più di 200 mila tweet, pubblicati tra marzo e maggio 2019, i quali presentavano affermazioni dal contenuto inappropriato. Gli esiti di questa analisi hanno fatto emergere dati pressoché allarmanti. Xenofobia, antisemitismo, misoginia, omofobia, sono solo alcune tra le forme di odio e intolleranza emerse. Le cause di tale accanimento vanno ricercate maggiormente nei cambiamenti politici, che hanno il potere di influenzare le percezioni della gente comune. Il risultato è che si sente dunque legittimata a buttare benzina sul fuoco e incrementare questo clima teso di ostilità. “I dati emersi dalla Mappa 4.0 mostrano una drammatica correlazione tra il linguaggio dei politici [..] sempre più caratterizzato da toni intolleranti e discriminatori con l’aumento dei tweet razzisti e xenofobi”, spiega appunto Marilisa D’Amico, co-fondatrice di Vox.

Odio sui social

Parola d’ordine: haters

La ribalta degli haters digitali, mostra chiaramente un nuovo modo di approcciarsi alle discussioni che si accendono nei post di Twitter, Facebook, Instagram e gli altri social network. Un via libera all’odio, all’estremismo, all’intolleranza che non porta più a nascondersi dietro falsi profili o meri pseudonimi. Gli haters, oggi, hanno un nome e un cognome. Sono individui che ruggiscono dietro agli schermi dei loro smartphone, ma si sentono parte di una massa sempre più densa e arrabbiata.

 Provvedimenti

Arrendersi, non può mai essere considerata un’opzione. La Mappa dell’Intolleranza non è solo un modo per verificare l’incremento delle percentuali di hate speech negli spazi online, ma soprattutto un’opportunità di tracciare una mappatura delle città maggiormente coinvolte. Milano, Napoli, Roma, Venezia, Bologna, Firenze sembrano essere i punti nevralgici da cui provengono i dati più preoccupanti. Arginare questo disagio è possibile. Campagne di sensibilizzazione e interventi territoriali mirati potrebbero essere una soluzione, ma anche intervenire nella formazione scolastica e attuare misure educative di prevenzione risulta una manovra attuabile.