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Noi tutti napoletani  veneriamo con un culto particolare la Vergine, la cui storia (o meglio la storia dell’effige) risale addirittura all’epoca della persecuzione dei saraceni in Palestina, quando un gruppo di monaci carmelitani portò con se l’immagine della Madonna da essi venerata sul monte Carmelo.
Giunti a Napoli, ai monaci fu assegnata una piccola cappella dedicata a San Nicola, nella quale custodirono  l’immagine della Madonna in un luogo detto “la grotticella”. Questo dice la tradizione: in realtà il dipinto sembra opera di scuola toscana del 13° secolo.

All’immagine, dato anche il color della pelle della Madonna raffigurata, fu dato il nome di “Vergine Bruna”, in napoletano Mamma bruna. Nel corso dei secoli, al quadro vennero attribuite doti taumaturgiche: Federico d’Aragona, ad esempio, ordinò che per il 24 giugno, giorno di mercoledì, tutti i malati del regno andassero  al Carmine per implorare la grazia divina per riprendersi dal loro stato di infermità.

Oggi la Madonna viene venerata il 16 luglio, con festeggiamento anticipato alla sera precedente, quando a Napoli si può osservare l’incendio del Campanile: con gli immancabili fuochi d’artificio la struttura viene “incendiata”, ovviamente nel rispetto delle misure di sicurezza… minime.

A Napoli si dice:”Carte e ddonne fanno chello che vvonno (Carte e donne fanno quello che vogliono)

Riflessione del giorno:

Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata, inizia semplicemente  salire il primo gradino.  (Martin Luther King)

 

Casimiro Todicchio