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Oggi 2 gennaio si festeggiano i Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno. Vescovi e dottori della Chiesa

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Paolo VI con la riforma del calendario decise di ricordare Basilio e Gregorio insieme per la loro grande amicizia

Santi nel cielo e amici sulla terra, entrambi proclamati dottori della Chiesa nel 1568 da San Pio V. Per questa comunione di vita in Cristo la Chiesa ricorda nello stesso giorno San Basilio Magno e San Gregorio Nazianzeno appartenenti al gruppo dei Padri Cappadoci.

San Basilio nacque  da genitori santi, ebbe fratelli e sorelle santi, e fu santo pure lui. Ancora in giovane età si recò a Cesarea per i primi studi, ed in breve tempo eguagliò nella scienza i suoi stessi precettori. Assieme alla scienza cresceva in lui la virtù. Recatosi a Costantinopoli si perfezionò alla scuola del retore Lucanio, uomo dottissimo, al quale serbò sempre riconoscenza ed amore.

Ritiratosi più tardi nel Ponto, fondò un monastero, di cui fu maestro per quattro anni, scrivendo di sua mano le regole per quei religiosi, assecondando così il desiderio di molti che a lui ricorrevano desiderosi di solitudine e perfezione.

Morto il Vescovo di Cesarea, gli successe Eusebio, che conosciuti i meriti di Basilio, lo volle ordinare sacerdote. Il nostro Santo dopo aver aiutato il Vescovo in molti affari importanti, ritornò alla sua amata solitudine.

Ma Dio lo riservava per grandi cose: venne a morte Eusebio, e Basilio fu unanimemente eletto Vescovo di Cesarea. Qui le sue virtù e la sua scienza si manifestarono in modo da attirargli l’ammirazione dei buoni e l’odio dei malvagi.

Nonostante la malferma salute, ogni mattina predicava nelle due chiese di Cesarea, e cercava di istruire con la parola e con lo scritto ogni classe di persone, adoperandosi in tutte le maniere per la conversione degli eretici.

Si mortificava e digiunava frequentemente, anche tra le cure del ministero pastorale. I sacerdoti erano i suoi prediletti e vigilava per assicurarsi che la loro formazione fosse completa, poiché comprendeva che il sacerdote è una lucerna posta sul monte che deve rischiarare tutti.

Intanto la sua carriera mortale volgeva al termine: anche durante la sua ultima malattia molti accorrevano a lui per consiglio. Morì povero, come era vissuto, il 1 gennaio dell’anno 379 e la Chiesa lo proclamò Dottore per i suoi numerosi scritti.

San Gregorio, detto il Teologo per la sua profonda scienza delle Sacre Scritture, nacque da nobili genitori l’anno 329 nella piccola città di Nazianzo in Cappadocia.

Gregorio apprese fin dai primordi della sua fanciullezza i germi di quella virtù che lo rese celebre e la forza di resistere a tutte le lusinghe del mondo e del demonio. Egli ebbe lumi speciali dal cielo per cui conobbe fin dai più teneri anni tutta l’importanza della virtù della castità, onde si fece uno studio perenne per conservare intatta la bianca stola battesimale.

Desideroso di sapere, amava tutto quello che poteva ornare la sua mente di nuove cognizioni: per questo aveva cari i libri ed i maestri, ai quali era molto riconoscente. Giovane ancora si portò a Cesarea per frequentare la scuola del grande Origene, e di qui passò poi ad Atene, ove si legò in familiare amicizia con San Basilio.

L’applicazione dei due amici allo studio fu tanta che nei molti anni che rimasero ad Atene non conobbero che due strade : quella della chiesa e quella della scuola. Sebbene pieni di rispetto per tutti, essi non si accompagnarono mai con compagni la cui vita non fosse secondo le virtù cristiane.

Per i molteplici progressi nello studio, San Gregorio venne nominato professore di eloquenza in Atene, ma egli, temendo che il demonio della vanagloria si impossessasse del suo cuore, fuggì nottetempo, rifugiandosi nella Cappadocia presso il suo antico amico San Basilio.

Quivi ben presto rifulsero le loro virtù e perciò furono ambedue ordinati sacerdoti. S. Gregorio si diede allora all’apostolato della predicazione, ottenendo in esso tanti frutti, da essere dopo breve tempo eletto vescovo di Sozima e in seguito di Costantinopoli. Questa città fu però la palestra ove lo attendeva il Signore per provarne le virtù.

Infatti si sollevarono contro di lui uomini ambiziosi e vili che con i morsi della calunnia e dell’invidia ferirono il cuore del nostro Santo. Alle sue prediche tuttavia accorrevano in folla per udirlo cristiani ed eretici e tutti egli sapeva portare a Dio mediante la soavità e l’unzione della sua parola.

Invitato nel 380 da Teodosio a prendere possesso della chiesa di Santa Sofia, si sollevò per questo favore un tumulto tale che San Gregorio, sempre umile, credette bene dimettersi e ritornare nella solitudine.

Ed in quest’ultimo periodo della sua vita egli, con la mortificazione e le preghiere, compì il quadro mirabile della santità della sua vita, mentre con i suoi scritti pieni di sapienza e di grazia lasciò ai fedeli un pascolo salutare per le loro anime.

 

 

A Napoli si dice: “A gatta quanno sent’ ‘addore d’ ‘o pesce, maccarune nun ne vo’ cchiù”.      
Il gatto, al sentire l’odore del pesce, rifiuta i maccheroni (Con l’abbondanza arrivano i difetti).

 

 

 

Riflessione del giorno:

Le nostre imperfezioni ci fanno conoscere la nostra miseria.
(San Pio da Pietrelcina)

 

 

Casimiro Todicchio