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San Gelasio è stato il 49° Romano Pontefice

Non siamo a conoscenza esatta della sua data di nascita, mentre la sua morte avvenne il 21 novembre del 496; era divenuto Successore di Pietro il 1 marzo 492 e resse, dunque, la Sede Apostolica per quasi cinque anni.

Il suo breve pontificato è stato di una enorme importanza per la storia della Chiesa, una storia che prosegue, ed è per questo che una memoria, come quella del Papa San Gelasio I, si proietta, nei secoli, verso i tempi che verranno.

Il ministero petrino di San Gelasio I si è sviluppato in diverse direzioni. Primariamente in ambito teologico, confermando la condanna dello scisma provocato dal patriarca costantinopolitano Acacio, che aveva istigato l’Imperatore romano d’oriente Zenone a rinnegare, con un editto, le decisioni del Concilio di Calcedonia.

Proprio per questa pericolosa invadenza della politica imperiale su questioni inerenti la dottrina della Chiesa, San Gelasio I ribadisce che il Vescovo di Roma, in quanto «sedes beati Petri apostoli», è «beati Petri vicarius».

Sente quindi la necessità di scrivere, al nuovo Imperatore romano d’oriente Anastasio I, una celeberrima ed ampia lettera nella quale fa presente che vi sono due poteri: quello spirituale e quello temporale, affermando che il primo è più importante poiché il potere spirituale deve rispondere davanti a Dio dell’operato del potere temporale.
L’imperatore romano ha il potere temporale sul genere umano, ma deve sottomettersi, al potere spirituale.

La teoria dei due poteri, illustrata da San Gelasio I, può essere giustamente considerata come un preciso e coerente sviluppo dell’insegnamento di Gesù: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Questa concezione gelasiana sulla distinzione tra la Chiesa e i pubblici poteri, nonché sulla preminenza delle autorità ecclesiastiche in materia religiosa, è stata accolta costantemente dal magistero, anche se con gli opportuni e necessari aggiornamenti.

Tra i molteplici impegni di San Gelasio I è da ricordare quello dedicato alla riforma della vita morale e religiosa delle popolazioni italiane e soprattutto del loro clero. In una lettera inviata ai vescovi della Lucania, dell’Abruzzo e della Sicilia volle dare diverse norme con 28 canoni.

 

 

A Napoli si dice: “ ‘A famma fa ascì ‘o lupo ‘a fora ‘o bosco ”.
La fame fa uscire il lupo dal bosco (La necessità fa abbassare la guardia).

 

 

 

Riflessione del giorno:

Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per la sua avidità.
(Mahatma Gandhi)

 

Casimiro Todicchio