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Il racconto narra di una giovane, Cristina, che per la sua bellezza venne segregata dal padre, Urbano, ufficiale dell’imperatore, in una torre, in compagnia di dodici ancelle. Con questo gesto il padre in realtà voleva costringere la figlia, divenuta cristiana, ad abiurare alla pericolosa religione e sottrarla ai rigori della legge persecutoria.

Ma la giovane spezzò le preziose statuette degli dèi, che il padre aveva collocato nella sua stanza, e ne destinò il metallo ai poveri. Il padre passò allora alle percosse: la fece flagellare e rinchiudere in carcere, poi legatale una pesante pietra al collo, la fa gettare nelle acque del lago. Ma gli angeli la riportano a galla viva. Viene quindi ulteriormente torturata fino a morire.

A Napoli si dice: “ ‘A carciòffola s’ammonna ‘a ‘na fronna ‘a vota” (Il carciofo va pulito foglia per foglia).

Riflessione del giorno:

Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci.
(Massimo Troisi)

 

Casimiro Todicchio