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Nacque a Cordova in Spagna, all’inizio dell’800, quando in quei luoghi si professava con forte potenza e passione, l’islamismo

Suo padre era un credente musulmano, così come il fratello. La madre, invece, una fervida cattolica, con molto amore per Dio nel cuore. Per questo motivo, alla morte del marito, la educò al cattolicesimo, instillando in lei una fede così pura e forte che la giovinetta decise, a metà degli anni 800, di fuggire con la sorella Baldegoto, per praticare in libertà la sua fede cattolica e ricercare il martirio, che l’avrebbe resa degna del ricordo eterno come serva del Signore.

Il fratello musulmano, però, violento e fortemente contrario alla fede delle sorelle, fece incarcerare alcuni chierici ed alcuni innocenti fedeli della parrocchia che frequentava Santa Flora.

Mossa a compassione, pur di non essere causa di dolore altrui, la ragazza tornò a casa, dove fu picchiata selvaggiamente dal fratello. Fu denunciata al giudice, per pratica della religione cattolica e restò per lunghissimi anni nascosta, come una criminale, in un piccolo paesino, dove condusse vita da segregata.

Il periodo di solitudine, di sofferenza interiore e di paura non fecero altro, però, che far aumentare ancora di più la passione per Dio nel suo cuore giovane ed ingiustamente accusato.

Così Santa Flora fuggì dal suo nascondiglio, per la seconda volta, alla ricerca del martirio nel nome di Dio. Durante la sua fuga trovò un temporaneo rifugio nella comunità cattolica di San Acisclo. Fu proprio nella basilica dedicata a quel Santo che fece la conoscenza di Marta, che diventò la sua più cara amica e la sua compagna di lotta per la libertà di praticare il suo culto.

Insieme, sostenute da un acceso desiderio di verità, di libertà e di rispetto di Dio, si costituirono al giudice, confessando di essere due cattoliche fedeli e praticanti. Furono immediatamente incarcerate e torturate con i peggiori mezzi a disposizione delle guardie. Le due vergini, però, non ebbero mai un solo momento di esitazione e la loro fede non crollò nemmeno sotto le più brutali percosse.

Il 24 novembre dell’anno 851, vedendo che Santa Flora e Marta non cedevano e non rinnegavano il cattolicesimo, le guardie le decapitarono senza pietà. I loro corpi furono gettati nel fiume. È commovente pensare che sono stati ritrovati, giorni dopo, perfettamente intatti: anche le bestie li avevano rispettati, anche i pesci.
Le teste delle due vergini furono esposte nella basilica di S. Acisclo, dove si erano incontrate.

 

A Napoli si dice: “A farina d’ ‘o diavulo fernesce ‘a vrenna”.       
La farina del diavolo finisce in crusca (le cattive azioni portano solo guai).

 

 

Riflessione del giorno: 

Bisogna rompere la pentola per aggiustarla.
(Giovanni Verga).

 

Casimiro Todicchio