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Santo Stefano è uno dei Santi più importanti e venerati, essendo stato il primo Martire cristiano

Nel culto del Santo Protomartire Stefano un particolare “mistero” avvolge il periodo di datazione della sua morte: una datazione certa manca, anche se in molti storici tendono a fissare la data circa tre anni dopo la crocifissione di Gesù.

Il fatto che funge da discrimina per questo tipo di datazione che si attesta al 36 dopo Cristo riguarda proprio il modo con cui Santo Stefano è stato ucciso: lapidazione e non crocifissione come in quei tempi era norma praticante per la reggenza dei Romani in Palestina.

La lapidazione è una tipica esecuzione giudaica il che suggerisce come la morte del primo martire cristiano fosse avvenuta nel lasso di tempo e vuoto amministrativo lasciato dai Romani dopo la destituzione del governatore Ponzio Pilato (lo stesso che firmò la condanna a morte del Cristo solo tre anni prima), inimicatosi con la popolazione locale per non aver gestito bene la rivolta del monte Garizim (fermata duramente con il sangue dai Romani).

In quel periodo dunque a comandare in Palestina era il Sinedrio, che eseguiva le condanne a morte tramite lapidazione, secondo la tradizione locale: non solo, per il diritto romano la morte per lancio di pietre era severamente vietata e dunque tanto Stefano quanto San Giacomo furono martirizzati probabilmente per volere del Sinedrio che voleva bloccare sul nascere ogni forma di evangelizzazione della parola di Gesù in rapidissima ascesa.

Santo Stefano è di certo uno dei più fulgidi esempi di testimonianza del Vangelo visto che per primo viene ucciso proprio per aver detto la verità sulla vita e la persona divina di Gesù di Nazareth.

 

 

A Napoli si dice: “‘A verità e comm’ ‘a l’uoglio, assomma sempe!”.       
La verità è come l’olio, viene sempre a galla.

 

 

Riflessione del giorno:

La case felici sono costruite con mattoni di pazienza.
(Harold E. Kohn)

 

 

Casimiro Todicchio