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Nacque il 13 novembre dell’anno 354 dopo Cristo nella città africana di Tagaste nella Numidia in Africa. Faceva parte di una famiglia abbastanza benestante il cui padre era un possidente terriero e di religione pagana il che influii nei primi anni di crescita e formazione dello stesso Sant’Agostino.

Invece sua madre Monica era di religione cristiana peraltro venerata come santa. Fu lei a dargli un’educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l’età matura.
Dunque Sant’Agostino fu cresciuto in pratica con due visioni del mondo completamente differenti tra di loro che gli vennero inculcate dal padre e dalla madre.

Ebbe modo di studiare sia il greco che il latino tuttavia preferendo quest’ultima lingua tant’è che tutti i suoi scritti sono in latino. Per la gioia del padre portò avanti una formazione scolastica che lo fece diventare un apprezzato avvocato. Lo stesso padre volle che il figlio andasse a vivere a Cartagine in maniera tale da accrescere le possibilità di diventare un vero e proprio principe del foro.

A Cartagine  venne influenzato da una città che era ancora in buona parte pagana e che aveva molte distrazioni. Si appassionò anche alla filosofia mentre i suoi scritti ebbero sempre maggiore successo portandolo ad una sorta di crisi morale.

Passò molti anni della propria giovinezza alla ricerca della verità e del senso della vita, ebbe una relazione in concubinato con una donna da cui ebbe un figlio a cui dette il nome di Adeodato.

Nel 373 in ragione della sua brama per la ricerca dell’assoluto divenne uno dei maggiori esponenti del Manicheismo (religione fondata su due principi: La luce e le tenebre).

Terminati i suoi studi, tornò a Tagaste non per intraprendere la carriera forense bensì quella di insegnare grammatica. Il ritorno a casa non fu semplice anche perché entrò in forte contrasto con la madre che tuttavia lo accolse. Nel 383 si imbarcò verso l’Italia e Roma che da sempre aveva una certa attrazione per lui.

Durante il periodo trascorso in Italia si recò a Milano per insegnare e soprattutto cercare di contrastare la fama del Vescovo Ambrogio. Tuttavia rimase affascinato dai suoi discorsi e dalle sue predicazione diventandone un assiduo frequentatore.

Furano anni di travaglio per Sant’Agostino anche perché dilaniato dal pensiero del male e dal perché Dio Onnipotente non fosse riuscito a sconfiggerlo. Superato questo periodo nel 386 si convertì definitivamente ed in maniera convinta diventando un eccellente uomo di chiesa tant’è che divenne Vescovo di Ippona.

Carica che portò avanti per ben 34 anni ed ossia fino alla morte che sopraggiunse il 28 agosto del 430 all’età di 76 anni.

 

A Napoli si dice: ‘O bbene tanto se canòsce quanno se perde”.
(Ci rendiamo conto del valore delle cose quando ormai non ci sono più).

 

Riflessione del giorno:

Il mondo è come un libro e chi non viaggia ne conosce una pagina soltanto.
(Sant’Agostino)

 

Casimiro Todicchio