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Il 31 agosto si festeggia San Raimondo Nonnato, di origine catalana, nato presumibilmente nel 1200, nella regione di Lleida. Il termine “nonnato” deriverebbe da nonat (in lingua catalana) e vorrebbe dire non nato: infatti la tradizione racconta che San Raimondo venne estratto dal corpo della madre che morta il giorno prima cercando di darlo alla luce.

Da giovinetto faceva il pastore e portava sempre il suo gregge vicino ad una piccola cappella dove lui venerava la Vergine. Di credo profondo, sentendo che Pietro Nolasco cercava dei seguaci per fondare l’Ordine dei Cavalieri della Mercede, San Raimondo decise di intraprendere questo cammino ed entrò a far parte dell’ordine a 21 anni.

L’Ordine, aveva come scopo, quello di liberare i prigionieri cristiani catturati dai musulmani. Una volta divenuto mercedario, San Raimondo, iniziò a viaggiare in oriente per riscattare i prigionieri: fu durante uno di questi viaggi che si offrì al posto di un’altro prigioniero a cui non volevano concedere la libertà. Durante la prigionia continuò a predicare convertendo molte persone al suo credo.

Le guardie, per impedirglielo,arrivarono a bucargli le labbra e a chiuderle con un lucchetto. Fu il suo stesso ordine ad ottenere la sua libertà e a farlo rientrare in Spagna, dove morì nel 1240. Sembra che, già al momento della morte, venisse venerato da alcuni fedeli, ma fu papa Clemente IX ad estendere il culto a tutta la Chiesa cristiana.

Durante la rivoluzione spagnola, la sua tomba venne distrutta e con essa le reliquie che vi erano conservate, cancellando ogni traccia della sua esistenza.

È considerato protettore di ostetriche, partorienti, neonati e schiavi.
Stranamente, non ci sono città che lo riconoscono come patrono, anche se molto venerato: forse a causa del fatto che non esistono reliquie da custodire.

 

A Napoli si dice: “Meglio murí sazzio ca campà diúno”.
(Meglio morire sazio, che vivere digiuno).

 

Riflessione del giorno:

“Non è che sono contrario al matrimonio; però mi pare che un uomo ed una donna siano le persone meno adatte a sposarsi.”
(Massimo Troisi).

 

 

Casimiro Todicchio