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Il 5 ottobre si celebra la memoria di San Placido, monaco e seguace di San Benedetto. Il Santo è spesso ricordato con San Mauro, anche lui discepolo del monaco di Norcia

San Placido, figlio del nobile patrizio romano Tertullo, venne affidato per essere educato a San Benedetto da Norcia fin dall’età di sette anni.

Il fanciullo dimostrò intelligenza aperta e cuore docile agli insegnamenti del maestro. Della sua infanzia si racconta il seguente episodio. Un giorno, dice San Gregorio, il fanciullo andò al lago per attingere acqua, ma sdrucciolò e cadde dentro.

San Benedetto che stava nella sua cella, vide per rivelazione l’accaduto. Chiamò Mauro, altro suo discepolo e gli disse: “Corri velocemente, o fratello, perché Placido è caduto nel lago”. Mauro gli domandò la benedizione e si affrettò ad ubbidirlo. Si portò al lago e senza affondare camminò sull’acqua e così poté riportare sulla riva Placido sano e salvo.

San Benedetto attribuì il miracolo all’ubbidienza del discepolo il quale a sua volta l’attribuiva alla fede ed alla benedizione del santo; ma Placido disse di aver visto lo stesso abate che lo soccorreva e lo copriva con la sua melota (una pelle di pecora che i monaci allora portavano sulle spalle).

Tertullo, venuto a trovare il figlio, fu sommamente commosso della sua virtù, e per mostrare la sua riconoscenza a San Benedetto, gli donò parte dei beni che possedeva. Questi servirono ad erigere il grande monastero di Montecassino ed alcuni altri romitaggi in Sicilia presso la città di Messina ove Placido a soli ventisei anni fu mandato come abate.

La badia di Messina giunse ben presto a gran fama. Cresceva di giorno in giorno il numero dei postulanti attratti dalla santità di Placido. Quel cenobio divenne focolare di pietà e centro di santità e di bene. Un giorno vennero a visitare il novello monastero due fratelli di Placido: Eutichio e Vittorino con la sorella Flavia.

Mentre essi stavano in santi colloqui. avvenne che il pirata Manuca saccheggiasse Messina. Quel barbaro fece pure circondare la badia, sfondò le porte ed intimò a quanti vi si trovavano di rinnegare Gesù Cristo, pena la morte.

 

A Napoli si dice; “Quann’ ‘o piro è ammaturo, care senza turceturo”.
Quando la pera è matura, cade senza necessità del bastone.

 

 

Riflessione del giorno:

Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene, Napoli va presa come una città unica, molto intelligente, Napoli è troppo speciale, quindi non la possono capire tutti….
Marcello  Mastroianni

 

Casimiro Todicchio