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Oggi la Chiesa celebra San Bruno Abate. E’ stato un monaco cristiano tedesco, fondatore dell’Ordine certosino. Viene chiamato anche Brunone e viene definito a volte, ma impropriamente, abate o sacerdote.

San Bruno, sacerdote, che, originario di Colonia in Lotaringia, nel territorio dell’odierna Germania, dopo avere insegnato la teologia in Francia, desideroso di condurre vita solitaria, fondò con pochi discepoli nella deserta valle di Chartroux un Ordine, in cui la solitudine eremitica si combinasse con una minima forma di vita comunitaria.

Già da piccolo, e fin dai primi studi Bruno manifestò doni intellettuali abbastanza rari dato che ancor giovane tenerum alumnum, diranno più tardi i canonici di Reims, da Colonia fu inviato alla celebre scuola della cattedrale di Reims. A Reims, Bruno ebbe dei contrasti con l’arcivescovo Manasse de Gournay, un prelato corrotto e dal comportamento indegno.

Questi nel tentativo di attirare a se la sua stima, lo nominò cancelliere dell’arcivescovado nel 1075, ma nel 1080 dopo ulteriori contrasti e dissidi Manasse fu deposto. San Bruno che sarebbe dovuto essere il suo successore, non accettò l’incarico e rinunciò a tutti i suoi averi distribuendoli ai poveri.

Proseguì i suoi studi alla scuola del Duomo di Reims, in Francia, dove in seguito divenne professore e caposcuola. Tra i suoi discepoli vi era colui che divenne prima monaco benedettino a Cluny ed in seguito Papa con il nome di Urbano II.   In quel tempo il sapere era enciclopedico, e le scienze profane servivano, di preambolo alla teologia.

Dopo aver appreso la grammatica, la retorica e la filosofia, vale a dire dopo esser passato per il trivium lo studente si dedicava all’aritmetica, musica, geometria e astronomia, che costituivano il quadrivium. Solo allora ci si applicava allo studio della teologia, considerata come il coronamento di tutto il sapere umano.

Chiamato a Roma dal papa beato Urbano II, perché lo aiutasse nelle necessità della Chiesa, riuscì tuttavia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in un eremo vicino al monastero di La Torre in Calabria.

Ma non potendo sopportare i tumulti e il genere di vita della curia; bruciando per l’amore per la vita solitaria che non lo aveva mai abbandonato e del riposo contemplativo, abbandonò la curia, dopo aver rifiutato l’arcivescovado della Chiesa di Reggio al quale era stato eletto per volere del Papa.

Si ritirò in un deserto di Calabria chiamato La Torre. Poi la, dopo aver riunito numerosi laici e chierici, si applicò per il resto dei suoi giorni alla vocazione della vita solitaria. Vi morì e vi venne sepolto, undici anni circa dalla sua partenza da Chartreuse.

 

 

A Napoli si dice: “Chi nun tene denare ave sempe tuorto”.
Chi non ha soldi ha sempre torto

 

Riflessione del giorno:

Napoli è rimasto per me un certo paese magico e misterioso dove le vicende del mondo non camminano ma galoppano, non s’ingranano ma s’accavallano, e dove il sole sfrutta in un giorno quello che nelle altre regioni tarda un mese a fiorire.
Ippolito Nievo

 

Casimiro Todicchio