adv

Durante la persecuzione anticristiana del 303 un patrizio bergamasco di nome Fermo, accompagnato dal parente Rustico, venne arrestato e tradotto dinanzi all’imperatore. Affidati alla custodia di Anolino, Fermo e Rustico vengono condotti a Verona e lasciati in custodia al prefetto Cancario. Nel carcere veronese i due ricevono la visita del vescovo Procolo, recatosi nel carcere per confortarli, ma da quel colloquio egli trae tanta edificazione che egli stesso vorrebbe condividere non solo la prigione bensì pure la gloria del martirio.

Intanto la costanza di Fermo e Rustico è sottoposta a dura prova con crudeli ma inutili tormenti. Confortati da visioni e sorretti da prodigiosi interventi divini, si dispongono a testimoniare la loro fede col martirio. Anolino, infatti, appena tornato a Verona, li convoca al suo tribunale e al loro rifiuto di rinnegar Cristo ordina che siano decollati in campagna, oltre le mura della città. Proibisce inoltre di dare sepoltura ai loro corpi, ma alcuni cittadini di Bergamo, navigando lungo l’Adige, ne raccolgono le spoglie e le ricompongono con venerazione in una non identificata località.

 

A Napoli si dice: “Fatte accattà a chi nun te sape”.
(Ti può credere solo chi non ti conosce).

 

Riflessione del giorno:

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
(Oscar Wilde)

 

 

Casimiro Todicchio