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Secondo gli storici, dieci o undici secoli fa, a Napoli, Sant’Agrippino era quasi altrettanto popolare di San Gennaro. 

Non sappiamo quanto fosse vivo, allora, il culto per il martire dal prodigioso sangue: ma l’accostamento a San Gennaro e la pari popolarità con lui sono titoli abbastanza significativi sul conto del personaggio di Sant’Agrippino.

Secondo la tradizione, Agrippino fu il sesto Vescovo della diocesi partenopea. Uno scrittore del IX secolo dice di lui: “Innamorato della patria, difensore della città, egli non cessa di pregare ogni giorno per noi, suoi servitori”.

Agrippino visse alla fine del III secolo, e non fu martire. Altre notizie fanno difetto, tranne quelle della traslazione delle sue reliquie nella cosiddetta Stefania, cioè nella chiesa costruita a Napoli nel V secolo per far posto alla nuova cattedrale. In precedenza, le reliquie avevano riposato in un oratorio, nelle Catacombe napoletane di San Gennaro.

Mille anni dopo, nel 1744, il Cardinale Spinelli ne fece ricerca. Trovò un vaso di marmo con la seguente scritta: “Reliquie incerte che si pensa siano il corpo di Sant’Agrippino”. Reliquie incerte, che soltanto un più approfondito esame o nuovi documenti potranno far assegnare con certezza al Vescovo, pastore un tempo venerato quasi alla pari di San Gennaro, perché innamorato della sua città e protettore del popolo napoletano.

 

A Napoli si dice: “Casa senza femmena, varca senza timone”.
Una casa senza donna è come una barca senza timone.

 

Riflessione del giorno:

La bellezza è il nome di qualcosa che non esiste, che io do alle cose in cambio del piacere che mi danno.
(Fernando Pessoa)

 

 

Casimiro Todicchio