Campanile, Duomo, Piazza dei Miracoli, Pisa
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Open Heritage è il titolo di un interessante progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico mondiale ideato dall’ingegnere iracheno Ben Kacyra

Una vera e propria ancora di salvezza, seppur virtuale, per tutti quei monumenti minacciati dal pericolo di distruzioni belliche, calamità naturali o incuria.

Open Heritage è il titolo dell’interessante progetto di valorizzazione di alcuni tra i siti archeologici più importanti del mondo voluto da un ingegnere iracheno, Ben Kacyra, e portato avanti insieme al team di Google Arts and Culture.

Come nasce il progetto Open Heritage

Il progetto Open Heritage nasce come reazione a quella profonda ferita, procurata dal regime politico dei Talebani nel 2001, al patrimonio monumentale dell’Afghanistan. Il riferimento è all’abbattimento dei Buddha di Bamiyan, colossali sculture scavate nella roccia, realizzate dalla scuola artistica di Gandhara tra il III ed il V secolo d.C.

Considerando l’irrimediabilità di questo atto nonché l’evenienza di altri simili nell’immediato futuro, un ingegnere iracheno, Ben Kacyra, iniziò a scansionare con il suo Cyrax, uno dei primi apparecchi portatili a fare uso di laser 3D, un gruppo di opere e monumenti minacciati da guerre, calamità naturali o agenti inquinanti.

L’iniziativa in questione, inserita in un progetto chiamato Open Heritage, venne sin da subito apprezzata da gran parte dell’opinione pubblica in quanto poteva rappresentare un’eccellente base per il monitoraggio costante delle opere architettoniche ed artistiche considerate maggiormente “a rischio”.

Dopo aver venduto il suo scanner portatile ad una nota grande multinazionale con sede in Svizzera (Leica Geosystem), Ben Kacyra si trasferì nella Baia di San Francisco (USA) per fondare la CyArk(acronimo di Cyber Archive), un’associazione no profit che potesse coinvolgere un numero sempre più ampio di esperti ed appassionati nell’attuazione della sua iniziativa.

I siti del progetto Open Heritage

Allo stato attuale la lista di Open Heritage annovera al suo interno 25 siti archeologici appartenenti a 18 differenti Stati. La copertura a livello di continenti è piuttosto omogenea. A partire dall’Asia, si può apprezzare in 3D la bellezza della cittadella birmana di Bagan, ampiamente rimaneggiata con materiali moderni dal locale governo militare in seguito ad un terribile sisma nel 2016.

Fruibile nei suoi principali edifici dal turista virtuale, fortunatamente, prima ancora che si verificasse tale sciagura, il rinomato sito archeologico era stato già scansionato con laser 3D dallo staff di CyArk. Un simile caso di pre-monitoraggio  si era verificato qualche anno prima a proposito di un gruppo di antiche tombe principesche a Kasupi, in Uganda, distrutte da un incendio nel 2010: i rilievi 3D eseguiti in anticipo dal gruppo di lavoro di Open Heritage, visto il gran valore della necropoli,  attendono tuttavia ancora oggi una pubblicazione.

All’interno di Open Heritage sono inclusi anche altre importanti testimonianze, come il Palazzo di Al Azim a Damasco, concepito come sede del pascià della città siriana e riprodotto nel suo inconfondibile gusto architettonico ottomano. In Grecia, invece, la restituzione delle rovine dell’antica Corinto è stata possibile, oltre che con la scansione laser 3D, anche attraverso diverse fotogrammetrie messe a disposizione da una fondazione locale (Macricostas Family Foundation).

In ambito europeo, i monumenti più significativi spaziano dalla nota Porta di Brandeburgo di Berlino al complesso sacro di San Trofimo ad Arles: la riproduzione 3D di quest’ultimo luogo, con tutti i suoi dettagli architettonici e scultorei, consente allo studioso di arte medievale di indagare aspetti a prima vista trascurabili.

Open Heritage e l’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, invece, tra i siti inseriti nella lista di Open Heritage, si ricordano ancora pochissimi siti: dalla famosissima Piazza dei Miracoli di Pisa, con la celeberrima torre pendente, alle meno note (ma sicuramente non meno belle) ville romane dell’antica Stabiae, localizzate nei dintorni dell’odierna Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, purtroppo quasi mai aperte al pubblico.

Open Heritage, come in questo caso, può dunque rappresentare un prezioso strumento di conoscenza , che potrà talvolta sostituirsi alla reale visita di un sito archeologico.

Open Heritage e Google Arts and Culture

Open Heritage non è la sola iniziativa sostenuta da Google per la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale. Al progetto dell’ingegnere Kacyra si unisce, sul sito Arts and Culture, una ricca ed interessante sezione relativa a più di 1000 collezioni appartenenti a grandissimi musei mondiali, come ad esempio gli Uffizi di Firenze o la Casa Museo di Cervantes in Spagna, visitabili con lo stesso meccanismo di funzionamento di Street View.

Inoltre, a disposizione del turista virtuale vi sono quadri di taluni grandi pittori dell’età moderna, da Raffaello a Gauguin, di cui si potranno visualizzare attraverso una lente di ingrandimento le varie sfumature cromatiche e persino le increspature delle tele di supporto.

Come accedere ad Open Heritage

Open Heritage è utilizzabile da tutti gli utenti in modalità Open Source. Studiosi e semplici appassionati possono, pertanto,  collegarsi al sito di Google Arts and Culture (https://artsandculture.google.com/)  e scaricare in maniera gratuita contenuti multimediali attraverso l’applicazione Google Cloud Platform.

Secondo alcune indiscrezioni, la nota multinazionale avrebbe intenzione di arricchire ulteriormente la lista di Open Heritage nei prossimi 5 anni, facendo salire a 500 la cifra dei principali siti archeologici mondiali comodamente fruibili online.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.