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L’esordio della cura con il plasma. Il primo paziente in stato interessante

La storia di Pamela mi ha letteralmente stupefatta: la donna, in stato interessante, in seguito ad un’insufficienza respiratoria è stata intubata.

Il rischio traumatico della ventilazione meccanica avrebbe messo seriamente a rischio la vita della bimba, comportando un’ossidazione a livello di feto; ed ecco che per la prima volta si è provato il plasma su una donna incinta.

Il plasma non è un farmaco, ma un eco-componente, una concentrazione molto elevata di anticorpi, il “plasma per immune” agisce contro la viremia, abbassando la concentrazione virale, poi ci sono una serie di fattori che vanno a contrastare, quella che è  la componente infiammatoria, agendo anche come anti-interleuchina producendo  un miglioramento rapido.

Pamela, ha ricevuto due sacche di plasma; dopo la prima somministrazione di plasma Pamela è migliorata a livello clinico, in quanto i parametri cambiavano in meglio, quantomeno a livello fisico.

Dopo due giorni le è stata somministrata la seconda sacca di plasma, a distanza di ora, Pamela non riscontrava più i sintomi della febbre.

Per questo nuovo procedimento è stato necessario utilizzare, un protocollo molto rigoroso, imprescindibile in pazienti con insufficienza respiratoria acuta.

Sperimentazione: placet dal comitato etico dell’agenzia ospedaliera e dal centro nazionale  sangue

L’assenso dal centro nazionale sangue per la sperimentazione di una cura è rivolto a negativizzare i pazienti con il plasma donato dal sangue degli immunizzati da Covid-19. Quindi, un soggetto che contrae una patologia infettiva, sviluppando degli anticorpi, riesce a superare la fase critica fino al raggiungimento della guarigione.

Estrazione del plasma

Il donatore di plasma, non rilascia il proprio sangue, perché attraverso una scissione prodotta da apparecchiature sanitarie, al donatore  rimanda tutta la componente cellulare, trattenendo invece la parte liquida dove sono contenuti gli anticorpi.

Il protocollo prevede un reparto di malattie infettive dove è riscontrabile un’adesione spontanea da parte dei donatori, la maggior parte sono giovani recentemente guariti da Covid-19.

Un esempio, a mio avviso, estremamente forte, come tessuto dell’immaginario è una persona guarita  e il suo prodigarsi per salvare un‘altra vita,  che inducono ad vivido gesto d’amore  di profonda commozione.

Maria Carannante